CAGLIARI – Doveva essere la rinascita del cuore urbano della città, un progetto capace di trasformare Via Roma in un boulevard mediterraneo con un bosco urbano, spazi verdi, ombra e socialità. Dopo due anni di lavori e milioni di euro pubblici, la realtà è sotto gli occhi di tutti: un corridoio di granito, due corsie di traffico, un po’ di arredi urbani messi lì per riempire il vuoto e nessun albero. Il “bosco” di Zedda non è mai nato.
Il colpo di grazia è arrivato con la decisione della Soprintendenza, che ha imposto di salvaguardare il granito storico. Un vincolo che poteva essere discusso e ridimensionato se l’amministrazione avesse davvero voluto difendere il verde. Invece, Massimo Zedda – sindaco di lungo corso e maestro dell’equilibrismo politico – ha scelto di non decidere. Ha accettato il vincolo, rinunciando alla visione iniziale e spendendo tra gli 8 e i 10 milioni di euro per togliere e rimettere pietre, come in un gigantesco puzzle inutile.
Il risultato è un “non luogo” in mezzo alla città: uno spazio centrale che non è piazza, non è giardino, non è area pedonale. È una zona circondata dal traffico, dove qualsiasi tentativo di gioco o socialità diventa un esercizio di sopravvivenza. Lo stesso Zedda lo ammette, con una frase destinata a restare negli annali: “I bambini che giocano devono essere sotto controllo”. Tradotto: se vi distrarrete un attimo, li ritroverete in mezzo alle auto.
E qui arriva il simbolo perfetto di questa follia urbanistica: il tavolo da ping pong piazzato nella parte centrale. Una partita inizia, la pallina scappa, rotola verso la carreggiata e finisce sotto le ruote di una macchina. Per recuperarla, bisogna attraversare il traffico come in un videogame anni ’80. È l’emblema della nuova Via Roma: un’idea di “spazio ricreativo” inventata da chi il traffico lo guarda da un ufficio climatizzato, non da chi ci vive ogni giorno.
Sul piano della viabilità, la nuova Via Roma è un compromesso al ribasso: corsie ridotte, flussi poco chiari, traffico invariato. La promessa di un’arteria più vivibile è rimasta solo nelle conferenze stampa. La realtà è che i pedoni continuano a respirare smog e a fare slalom tra auto e motorini.
La cosa più grave, però, è politica: Zedda ha avuto l’occasione di fare di Via Roma un manifesto di coraggio e innovazione, di restituire alla città un luogo identitario. Ha invece preferito un compromesso sterile, salvando il granito ma sacrificando il verde, e consegnando ai cagliaritani un “bosco fantasma” che esiste solo nei rendering iniziali. Un’opera che non cambia nulla e non lascia traccia di visione.
Sui social e tra i commercianti, il giudizio è impietoso: “Bosco senza alberi”, “ipocrisia allo stato puro”, “logica del non decidere”. La delusione è trasversale: residenti, genitori, ciclisti, ambientalisti. Tutti sanno che questa non è una riqualificazione: è un lifting mal riuscito.
Oggi Via Roma è il monumento alla mediocrità di un’amministrazione che non ha voluto o saputo scegliere. Un luogo dove il traffico è il vero protagonista e dove persino il tavolo da ping pong diventa un potenziale pericolo stradale. Cagliari meritava un cuore verde, vivibile e moderno. Ha avuto invece un salotto vuoto, fatto di granito, smog e ipocrisia.
Raimondo Schiavone















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