Oggi ho replicato pubblicamente al farneticante post di Mauro Pili sulla mia azienda, Opificio Innova, e sulla concessione attraverso la quale operiamo alla Manifattura Tabacchi di Cagliari.
Non l'ho insultato nel merito delle questioni amministrative.
Non gli ho chiesto di tacere.
Non gli ho intimato di cancellare nulla.
Gli ho fatto una proposta molto semplice: dibattito pubblico.
Io e lui.
Con gli atti sul tavolo.
Con la concessione, le delibere, i documenti, i contratti, le visure e tutto ciò che serve per consentire alle persone di capire chi racconta i fatti e chi, invece, costruisce una sceneggiatura.
La risposta del coraggiosissimo Mauro Pili?
Mi ha bloccato.
Ha bloccato il mio profilo.
Ha bloccato la pagina del mio blog.
E il mio commento è sparito.
Ecco il grande combattente.
Ecco l'uomo delle denunce pubbliche, dei titoli apocalittici, dei pallini rossi, degli scandali annunciati, delle battaglie contro tutto e tutti.
Quando però il destinatario delle sue accuse si presenta e dice: «Bene, discutiamone pubblicamente», cala improvvisamente il sipario.
Blocca. Cancella. Scappa.
Una condotta che ha un nome semplice: codardia.
Perché se accusi pubblicamente un imprenditore, una società e un'attività economica, devi avere anche il coraggio di sostenere quelle accuse davanti alla persona interessata.
Non puoi pretendere il megafono e contemporaneamente spegnere il microfono degli altri.
È troppo comodo.
Scrivi che Opificio Innova avrebbe trasformato la Manifattura in qualcosa di incompatibile con la concessione?
Perfetto.
Vieni a dirlo davanti a me.
Indica la norma violata.
Indica l'articolo della concessione.
Indica l'atto amministrativo che dimostrerebbe quello che sostieni.
Io porto i documenti.
Tu porta i tuoi pallini rossi.
Poi vediamo cosa pesa di più.
Ma evidentemente il dibattito non interessa.
Interessa la narrazione.
Interessa parlare senza contraddittorio.
Interessa lanciare il sasso e poi costruire un muro digitale per evitare che qualcuno lo restituisca sotto forma di domanda.
Caro Mauro, su Facebook puoi bloccare Raimondo Schiavone.
Puoi bloccare L'Ora di Demolire.
Puoi cancellare un commento.
Puoi persino convincerti che, cancellandolo, quella risposta non sia mai esistita.
C'è però una cosa che non puoi bloccare: i fatti.
E soprattutto non puoi continuare a presentarti come il coraggioso fustigatore del potere se, alla prima richiesta di confronto, la tua reazione è premere il tasto «blocca».
Il coraggio non consiste nello scrivere un post davanti a uno schermo.
Il coraggio è restare quando arriva la risposta.
Il coraggio è accettare il contraddittorio.
Il coraggio è guardare negli occhi la persona che hai accusato e sostenere quello che hai scritto.
Il resto è teatro.
E questa volta il teatro ha avuto un finale particolarmente divertente.
Il grande accusatore della Sardegna, l'uomo che vuole portare tutti davanti alla Procura, davanti a una semplicissima proposta di dibattito pubblico ha trovato il suo strumento definitivo di lotta politica:
il tasto «blocca».
Una rivoluzione.
Resta comunque valido l'invito.
Quando troverai il coraggio di sbloccarmi, caro Mauro, la sala è disponibile.
Matex TV pure.
Diretta integrale.
Nessun montaggio.
Nessuna censura.
Io, tu e i documenti.
Sempre che, naturalmente, il codardo decida finalmente di presentarsi.
Raimondo Schiavone














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