Blog di Raimondo Schiavone e amici

Mauro Pili, meno sceneggiate e meno bugie. Andiamo in Procura quando vuoi

In questi giorni sono di nuovo nel mirino di Mauro Pili. Non è la prima volta. Conoscendo il personaggio, non sarà nemmeno l'ultima.
Stavolta il bersaglio è Opificio Innova, società di cui sono amministratore, e l'attività che svolgiamo dentro la Manifattura Tabacchi di Cagliari.
Pili ha tirato fuori il solito copione: titoli urlati, pallini rossi, punti esclamativi a raffica, "signori del vento", "devastazione", la Procura della Repubblica evocata come un mantra, e ovviamente lui, ultimo baluardo della Sardegna.
Una sceneggiatura collaudata. Peccato che, tra una suggestione e l'altra, si perda sempre qualche dettaglio. Un dettaglio piccolo piccolo: i fatti.
Opificio Innova opera nella Manifattura in forza di una concessione ottenuta con procedura pubblica, nell'ambito di un rapporto con Sardegna Ricerche, ente del sistema regionale. Paghiamo un canone annuo intorno ai 190 mila euro. Non siamo entrati nottetempo. Non abbiamo occupato nulla. E soprattutto, no: non siamo proprietari dell'immobile.
Facciamo esattamente quello che un progetto di innovazione dovrebbe fare. Coworking, imprese, startup, digitale, intelligenza artificiale, robotica educativa, produzione audiovisiva, eventi, formazione, talk, mostre, sperimentazione.
E sì, caro Mauro: affittiamo anche uffici, stanze, postazioni di lavoro. È un coworking. Sembra incredibile doverlo spiegare nel 2026, ma a quanto pare serve.
Nei nostri spazi lavorano professionisti, associazioni, imprese di settori diversi. Tra questi, possono esserci anche aziende del comparto energetico. Semplice.
Ma il sillogismo di Pili è un piccolo capolavoro. Un'azienda dell'eolico affitta uno spazio? Allora la Manifattura è diventata "la fabbrica della devastazione". Seguendo la stessa logica ferrea: se domani arrivasse un avvocato, la Manifattura diventerebbe un tribunale. Se arrivasse un medico, un ospedale. Se arrivasse un produttore di vino, dovremmo correre a chiedere la licenza per una cantina.
La realtà, purtroppo per lui, è molto meno teatrale.
Gestiamo spazi destinati anche a insediamenti economici e professionali. Ce ne assumiamo costi e obblighi, tutti, per intero.
Se Mauro Pili pensa che sia stata violata una norma, una clausola, una disposizione, faccia una cosa semplicissima: la indichi.
Numero dell'atto. Articolo. Comma. Obbligo violato.
Non servono trenta pallini rossi. Serve un documento.
Perché leggere una delibera pescando solo le parole comode alla propria tesi non è interpretare. È costruire una narrazione. E le narrazioni, si sa, durano finché nessuno chiede di vedere le carte.
C'è poi un passaggio quasi comico: Pili annuncia un esposto alla Procura.
Benissimo. Lo presenti.
Non abbiamo alcun timore di accertamenti. Anzi: ogni verifica documentale sarà utile a separare i fatti dalla propaganda. Magari utile pure a una sua ricandidatura.
Quello che non accetto è trasformare un'attività imprenditoriale svolta alla luce del sole in un complotto internazionale consumato nelle stanze della Manifattura. E non accetto lezioni di impresa da chi osserva da fuori e ha già scritto il finale prima ancora di iniziare a raccontare la storia.
Opificio Innova ha fatto vivere spazi, prodotto attività, ospitato iniziative, costruito progetti, accolto imprese, creato lavoro e occasioni di incontro. E continuerà a farlo.
Poi c'è una coincidenza che non posso ignorare.
Da quando ho deciso investire nel settore editoriale — nuove testate, nuovi progetti, nuovo spazio nel panorama dell'informazione sarda — cresce improvvisamente anche un certo interesse nei miei confronti.
Strano, no?
Proprio mentre nascono nuove testate che non chiedono il permesso a nessuno per esistere.
Sarà certamente un caso.
O forse no.
Forse il tuo mandante — perché di mandante si tratta, Mauro, non farmi credere che sia tutta farina del tuo sacco — ha semplicemente paura della concorrenza non allineata. Ha paura di un'informazione che non risponde al suo controllo, che non si genuflette, che non chiede l'autorizzazione a raccontare i fatti come stanno.
Me lo chiedo, e te lo chiedo apertamente: chi ti manda a scrivere proprio adesso? A chi dà fastidio una voce editoriale libera, proprio mentre il monopolio dell'informazione in Sardegna comincia a incrinarsi?
Se il timore è la concorrenza non allineata, dillo chiaramente. Non serve travestirlo da inchiesta giudiziaria.
Io rivendico un principio molto semplice: il mercato dell'informazione non appartiene a nessuno per diritto divino. Non esistono editori autorizzati dalla nascita ed editori che devono chiedere permesso.
Matex TV, Visionair, YouTG e le altre iniziative alle quali lavoro entreranno nel mercato, competeranno e proveranno a conquistarsi il proprio spazio.
A qualcuno piacerà.
A qualcun altro, evidentemente, farà molta più paura.
E veniamo a te, Mauro.
Ci conosciamo da molti anni. Per questo mi risparmio la rappresentazione da social fatta di proclami, sospetti e sentenze già scritte.
Hai accuse precise? Io ti propongo qualcosa di altrettanto preciso.
Dibattito pubblico. Io e te. Davanti alle persone. Con gli atti sul tavolo.
Possiamo farlo alla Manifattura, in una delle sale che gestiamo, oppure dove preferisci tu. Possiamo trasmetterlo integralmente, in diretta, su Matex TV. Senza tagli. Senza montaggi.
Porta le delibere. Porta la concessione. Porta gli atti. Porta le visure. Porta tutto quello che vuoi.
Io porterò i miei.
E poi spiegheremo ai sardi chi sta raccontando i fatti e chi sta semplicemente costruendo una storia buona per un titolo roboante.
Perché il punto, caro Mauro, è proprio questo: fare rumore è facile. Mettere trenta pallini rossi davanti a una frase è ancora più facile. Dimostrare quello che si sostiene è un'altra cosa.
Quando vuoi. Io ci sono.
Raimondo Schiavone

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