Mauro Pili ha sempre avuto una grande passione per la cultura.
Non per i libri, sia chiaro. Per i luoghi.
Vecchie miniere. Edifici industriali. Manifatture. Ruderi. Capannoni. Aree dismesse. Appena ne vede uno, gli si accende qualcosa. Una visione. Un progetto. Una conferenza stampa. Talvolta tutte e tre insieme.
Oggi è innamorato della Manifattura Tabacchi di Cagliari. La osserva, la studia, ne controlla gli indirizzi, le società, i campanelli. Probabilmente anche le cassette della posta.
Ma non è una passione recente.
Bisogna tornare a Iglesias, quando Pili era sindaco e aveva già sviluppato quella straordinaria capacità di vedere il futuro dove gli altri vedevano semplicemente un problema.
Nel 1996 l'Unità raccontava il progetto di trasformare le miniere dismesse dell'Iglesiente in un grande centro culturale e di divertimento. Concerti sottoterra. Spettacoli. Nuovi utilizzi degli spazi minerari.
Pili, del resto, era avanti.
Molto avanti.
Talmente avanti che gli altri spesso non capivano dove volesse andare.
A Monteponi immaginava un polo culturale. Nelle miniere portava gli spettacoli. E sui Fanghi Rossi — sì, proprio quei Fanghi Rossi lungo la SS 126, residui di lavorazioni industriali e simbolo non esattamente rassicurante della storia mineraria iglesiente — pensò persino al divertimento.
Una discoteca.
Perché quando hai davanti tonnellate di residui industriali, cosa fai?
Bonifichi?
Studi?
Metti in sicurezza?
No.
Metti la musica.
È il genio creativo applicato all'amministrazione pubblica.
Dove un geologo vedeva un problema ambientale, Pili vedeva una pista da ballo. Dove un tecnico avrebbe chiesto analisi e carotaggi, lui cercava il DJ. Dove gli altri pensavano alle polveri, lui pensava agli effetti luce.
Altro che Ibiza. Monteponi.
Con un po' di fantasia avremmo potuto avere il primo locale al mondo con dress code "casco, mascherina e scarpe antinfortunistiche".
Del resto la vocazione era chiara: trasformare tutto.
Miniere in teatri. Aree industriali in luoghi di spettacolo. Fanghi Rossi in luoghi di divertimento. E oggi la Manifattura Tabacchi in set permanente per le sue indagini giornalistiche.
La continuità culturale è impressionante.
Perché Pili non cambia mai mestiere: cambia solo scenografia.
Ieri sindaco visionario. Oggi giornalista investigativo. Domani, chissà, sovrintendente ai tombini.
Il metodo però resta quello. Si prende un luogo, lo si carica di mistero, si aggiungono società, poteri forti, interessi internazionali, qualche frase drammatica, e il gioco è fatto.
Il risultato è quella particolare forma di giornalismo che potremmo definire fancazzismo investigativo.
Ore di dirette. Carte mostrate alla telecamera. Frecce rosse. Cerchi. Indirizzi. Società. Domande inquietanti. E soprattutto quella straordinaria capacità di pronunciare una banalissima visura camerale come se avesse appena scoperto l'identità del terzo uomo di Gladio.
Il bello è che oggi Pili si presenta come custode severissimo dei luoghi pubblici, del patrimonio, dell'ambiente, della legalità.
Ed è proprio per questo che ricordare i Fanghi Rossi diventa irresistibile.
Perché la memoria, a volte, è più divertente della satira.
L'uomo che oggi indaga sulla Manifattura Tabacchi è lo stesso che da sindaco immaginava cultura, spettacolo e divertimento nel paesaggio minerario di Iglesias. Persino una discoteca sui Fanghi Rossi.
Bisogna riconoscergli almeno una qualità: la coerenza estetica.
Ha sempre amato i luoghi improbabili.
Prima per farci ballare. Oggi per farci le dirette Facebook.
In fondo non è cambiato molto.
La musica, forse, sì.
Il rumore no.
Raimondo Schiavone














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