Due mondi, due idee di religione
C’è un’immagine che sta girando in questi giorni sui social. Da una parte una stazione della metropolitana di Teheran dove, sulle pareti, appare il bassorilievo della Madonna con le mani giunte. Dall’altra episodi documentati nelle strade di Gerusalemme in cui gruppi di estremisti ebrei sputano al passaggio di sacerdoti e pellegrini cristiani.
Non è solo un contrasto visivo. È il simbolo di due modi radicalmente diversi di intendere il rapporto tra religioni.
A Teheran, sulla linea 6 della metropolitana, è stata inaugurata nel 2025 la stazione “Maryam-e Moghaddas”, letteralmente “Santa Maria”. La stazione si trova vicino alla cattedrale armena di Saint Sarkis ed è decorata con bassorilievi che rappresentano Maria e Gesù, insieme a simboli di pace come la colomba e l’ulivo.
Il sindaco di Teheran ha spiegato il senso dell’iniziativa con parole molto semplici: onorare Maria, la donna che ha dato al mondo un grande profeta, e ricordare la convivenza tra religioni nella città.
Non è un dettaglio marginale. Maria – Maryam nel Corano – è una figura profondamente rispettata anche nell’Islam sciita. È citata nel testo sacro islamico come esempio di purezza e fede. Per questo motivo non sorprende che un Paese musulmano possa dedicare uno spazio pubblico alla madre di Cristo. Anzi, è un gesto che parla di cultura, di memoria e di rispetto reciproco.
Guardando quelle immagini si capisce una cosa molto semplice: in quella stazione non c’è paura della figura cristiana di Maria. Non c’è l’ossessione di cancellarla. Non c’è il bisogno di ridicolizzarla.
C’è, semplicemente, riconoscimento.
Ora spostiamoci a Gerusalemme.
Negli ultimi anni sono stati documentati più volte episodi in cui gruppi di ultra-ortodossi sputano deliberatamente quando incrociano sacerdoti o pellegrini cristiani nelle strade della Città Vecchia. Non è un gesto casuale. È un gesto rituale di disprezzo. Un modo per dire: voi non appartenete a questo luogo.
Il contrasto è evidente.
Da una parte un Paese musulmano che costruisce una stazione pubblica dedicata alla madre di Gesù e la riempie di simboli cristiani.
Dall’altra una città che dovrebbe essere il cuore delle tre religioni monoteiste e dove alcuni fanatici non trovano di meglio da fare che sputare sui cristiani.
Qualcuno dirà che sono episodi isolati. Forse. Ma quando un gesto di disprezzo si ripete negli anni, davanti alle telecamere, davanti ai pellegrini, davanti al mondo intero, smette di essere un incidente e diventa un segnale culturale.
Ed è qui che il confronto diventa inevitabile.
Teheran, la capitale della Repubblica islamica che l’Occidente dipinge spesso come un luogo di oscurantismo religioso, inaugura una stazione della metropolitana dedicata alla Madonna.
Gerusalemme, la città che dovrebbe essere il simbolo universale della convivenza tra fedi, deve fare i conti con gruppi di integralisti che sputano su sacerdoti cristiani.
Due immagini. Due messaggi.
Una parla di riconoscimento religioso.
L’altra di disprezzo settario.
E forse il punto vero non è chi abbia ragione nella grande partita geopolitica del Medio Oriente.
Il punto è più semplice: il dialogo interreligioso non si misura con i discorsi dei governi, ma con i gesti quotidiani delle società.
E tra una stazione della metropolitana dedicata alla Madonna e uno sputo in faccia a un sacerdote, la differenza è evidente a chiunque abbia ancora voglia di guardare la realtà senza ipocrisia.
Raimondo Schiavone















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