Blog di Raimondo Schiavone e amici

Tajani ieri a Porta a Porta: un’assoluta capitolazione diplomatica

Ieri sera Antonio Tajani non ha recitato il ruolo di ministro degli Esteri, ma quello di un singolare portavoce dell’appoggio assoluto verso le operazioni militari israeliane. Ciò che ha detto sulla flotilla e sul rispetto del diritto internazionale supera il limite del vergognoso: non ha parlato della tutela degli attivi civili, ma dell’esigenza che Israele non appaia debole, che non perda il controllo.

L’ha affermato con chiarezza: secondo lui non è il diritto che conta, ma la capacità di uno Stato di proiettare forza. Ha detto che Israele “non poteva mostrare debolezza”, che le regole di ingaggio dovevano essere imposte e non discusse, che un’operazione militare va condotta anche contro le critiche, perché le “critiche” non sono più un argomento in momenti di crisi. Ha aggiunto che “non conta se si naviga in acque internazionali, se c’è una minaccia percepita” – come se bastasse l’intenzione di difesa per annullare qualsiasi norma universale.

Quando si è parlato dei cittadini italiani imbarcati sulla flotilla, Tajani ha detto che “andranno in Israele, poi saranno espulsi”. Non ha chiesto che si attivino diplomazie, non ha invocato dovute garanzie legali: ha prefigurato una deportazione tecnica come risposta automatica. Ha affermato che le regole israeliane sono “molto chiare” e ha insistito che “nessun atto di violenza contro le navi ci sarà”, ma senza offrire garanzie indipendenti né spiegare come queste regole – esternate da chi esercita il potere militare — possano essere verificate.

Non ha esitato a dichiarare che i nostri connazionali non avrebbero diritto di permanere in mare né di resistenza civile: se lo Stato esterno impone lo sbarco, “si procederà lentamente verso Ashdod, si faranno scendere le persone e poi verranno espulse”. Quasi fosse una questione tecnica, non politica e umanitaria.

Con queste affermazioni, Tajani non ha difeso l’Italia: l’ha consegnata in ostaggio alla propaganda militare. Egli ha scelto la logica del braccio armato e non quella della diplomazia, egli ha legittimato l’overrule dello Stato israeliano sul diritto marittimo internazionale. È un insulto alla memoria e al ruolo stesso di un ministero degli Esteri.

Se l’Italia non si ribella, se non c’è una ferma reazione pubblica e istituzionale, pomeriggi come ieri rischiano di diventare l’abitudine vergognosa di un Paese che ha smarrito la propria sovranità morale.

Raimondo Schiavone 

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