C’è sempre un “stai sereno” prima del colpo basso. Lo sappiamo tutti. È una frase che in Italia ha il suono dolce dell’imboscata: ti rassicura mentre ti scavano la fossa, ti sorride mentre preparano la cartella stampa. Ed è così che, anche nella vicenda Meloni, il “stai sereno” aleggiava ovunque – nei corridoi, nei gruppetti, nei silenzi troppo lunghi.
La verità ormai è nota: Mariano Meloni ha denunciato, ha accusato, ha elencato. E la magistratura ha risposto con un cortese ma netto: “il fatto non sussiste”. Ma il punto non è solo ciò che ha fatto Meloni. Il punto vero è: chi lo ha aiutato. Perché nessun dossier si scrive da solo, e soprattutto nessun personaggio in pensione ha accesso a tutta quella mole di documenti, lettere d’invito, determine, appalti e retroscena.
Chi gli ha passato le carte? Chi ha montato la narrazione? Chi ha suggerito il bersaglio e corretto la punteggiatura delle accuse?
Dentro la Provincia di Nuoro – ed è inutile fingere sorpresa – c’è stato più di un funzionario compiaciuto, più di un burocrate incistato nella macchina pubblica che, anziché lavorare, ha preferito fare l’ufficio stampa del sospetto. Gente che da anni vive nei faldoni e si nutre di maldicenze, che non sa cosa sia una riforma ma conosce a memoria il codice protocollo del collega da segnalare.
Fuori dalla Provincia, invece, il sostegno è arrivato più raffinato: blog mascherati da giornali, articoli scritti da “osservatori imparziali” che da vent’anni osservano tutto con lo stesso sguardo rancoroso. Moralizzatori a tempo perso che non hanno mai creato nulla ma pretendono di certificare l’onestà altrui con lo stesso tono con cui si commentano le partite di bocce.
“Stai sereno” avranno detto anche a lui. “Vai tranquillo, hai ragione tu”. E intanto, dietro le quinte, si scrivevano i titoli: “Affidamenti a raffica”, “Nuoro come Chicago anni ’30”, “Editoria a pagamento con fondi pubblici”. Nessuna verifica, nessuna replica, nessuna attesa della magistratura. Solo fango in anticipo.
Ma poi è arrivato l’archiviazione. Il giudice ha letto tutto e ha chiuso il caso con poche parole: non c’è reato, non c’è inganno, non c’è abuso. E così adesso restano solo loro, i registi del nulla.
Quelli che aiutano a scrivere esposti come se fossero romanzi noir, ma non firmerebbero mai in prima persona.
Quelli che sussurrano “fai bene a denunciare” e poi si nascondono dietro un nome utente anonimo.
Quelli che, se gli chiedi conto, ti rispondono con un altro “stai sereno”.
Ed è proprio questa la frase simbolo di tutta la storia.
Stai sereno… mentre ti preparano l’imboscata.
Stai sereno… mentre si coprono tra loro.
Stai sereno… mentre ti usano e poi ti lasciano solo.
Ora la verità è uscita. E loro sono rimasti lì, con il dossier in mano e il nulla sotto i piedi.
Quelli che hanno soffiato sul fuoco ora si scottano le dita. E i burattinai restano lì, dietro le quinte, con i fili in mano e il sipario già calato.
Alla fine resta solo l’ironia. Quella vera.
Quella che ti fa guardare tutto questo circo e dire, con una pacca sulla spalla e un sorriso un po stanco ma sincero:
Stai sereno, Mariano.
Raimondo Schiavone















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