Ultima ora dal Dipartimento di Stato americano: Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), ovvero la vecchia branca siriana di Al-Qaeda, non è più considerata un’organizzazione terroristica. Nessuna ironia. È tutto vero. Gli stessi che ieri tagliavano teste, rapivano suore e sgozzavano bambini cristiani e alawiti, oggi diventano, per magia diplomatica made in USA, "interlocutori locali armati". Washington ha rimosso la designazione di gruppo terroristico a quella che fu la costola siriana di Al-Qaeda, il Fronte al-Nusra.
Si tratta, senza girarci troppo intorno, di una vergogna planetaria. Gli Stati Uniti, dopo anni di ambiguità, oggi mettono nero su bianco ciò che chi segue la Siria con onestà intellettuale sapeva da tempo: i jihadisti buoni esistono, purché servano gli interessi americani. La guerra sporca contro Assad, orchestrata da CIA, Qatar, Turchia e Arabia Saudita, ha sempre avuto bisogno di truppe sul terreno. E chi meglio dei fanatici takfiri, degli stessi che a Raqqa e Idlib si divertivano a gettare giù i bambini dai tetti, per combattere il “regime”?
HTS, ricordiamolo, è nata dalla fusione del Fronte al-Nusra con altri gruppi jihadisti. È responsabile di crimini efferati, di una dittatura fondamentalista su Idlib, di persecuzioni sistematiche contro le minoranze religiose e di collaborazioni dirette con servizi segreti occidentali. La loro “mutazione genetica” non è altro che maquillage politico: vestiti un po’ meglio, tagliati la barba, parla con qualche ONG e diventi un partner.
Non si tratta solo di ipocrisia. È complicità attiva. È il riconoscimento ufficiale che la politica estera statunitense in Medio Oriente è pronta a riabilitare i tagliagole, purché siano utili per contenere Iran, Siria, Hezbollah e ogni governo non allineato. Si tratta di un segnale gravissimo per tutto il mondo arabo e musulmano: il terrorismo non è un male in sé, ma una variabile geopolitica.
Ecco perché oggi possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto: non dalla pace, non dal popolo siriano, ma dalle “maledette canaglie” – per citare le parole dello stesso Bashar al-Assad – che sin dall’inizio della guerra hanno sostenuto, armato, finanziato e addestrato i nemici della Siria, travestiti da ribelli.
Resta ora da chiedersi: quale sarà il prossimo passo? Riabilitare ISIS come "esercito di liberazione anti-iraniano"? Creare un fondo USA per il reinserimento sociale dei veterani jihadisti? O magari una sedia alle Nazioni Unite per Abu Muhammad al-Julani?
Intanto, il sangue delle vittime siriane grida vendetta. Ma a Washington, evidentemente, nessuno ascolta.















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