No, non è uno scherzo, né un pesce d’aprile fuori stagione. Ahmad Zidan, ex giornalista, ex direttore di Al Jazeera Arabic in Pakistan, nonché descritto da più intelligence occidentali come uno degli uomini più vicini ad Osama bin Laden, è oggi consigliere del presidente siriano Ahmad al-Sharaa. Sì, proprio lui, l’erede del trono di al-Jolani, il “moderato” partorito dai think tank atlantisti per dare un volto umano ai tagliagole con la bandiera nera.
Zidan, noto per essere stato “embedded” nei salotti di al-Qaeda e per la sua capacità di fare da portavoce ai jihadisti meglio di un portavoce, oggi siede nei corridoi del potere di Damasco 2.0. Una promozione perfetta: dal Kalashnikov alla cravatta, dall’invocazione del martirio al piano quinquennale.
Naturalmente, il mondo libero — quello che fino a ieri bombarda per errore ospedali ma mai i convogli di armi jihadiste — tace. Nessuna breaking news su CNN, nessun sussulto al Corriere, nessuna allerta democratica da Bruxelles. Anzi, siamo certi che qualche editorialista in cerca d’autore stia già preparando il pezzo su “Zidan, il pragmatico”.
E dire che ce l’avevano venduta in altro modo. Per anni ci hanno raccontato che i jihadisti erano “i cattivi”, che al-Nusra e compagnia erano i nemici della civiltà, che Al-Qaeda era stata quasi cancellata grazie alla guerra al terrore. Poi però li abbiamo visti accarezzare le barbe di al-Jolani su PBS, curarsi negli ospedali israeliani, prendere i soldi dai sauditi e le armi dalla NATO via Turchia. Ma erano “ribelli moderati”, dicevano. Un po’ come se Jeffrey Dahmer aprisse un ristorante vegano e lo chiamassero "chef innovativo".
Oggi tutto torna, in perfetta ipocrisia: i tagliatori di teste erano nostri amici, addestrati, foraggiati, mediaticamente coccolati. Adesso governano, e chi ha il curriculum più jihadista finisce direttamente alla presidenza come consigliere speciale. Dall’Afghanistan a Idlib, da Tora Bora al piano nobile del potere. Zidan docet.
La verità, a questo punto, è che l’Occidente non solo ha sostenuto i macellai, ma ora ci siede a cena. E se qualcuno osa ricordarlo, lo accusano di essere filo-russo, filo-iraniano o filo-qualcosaltro. Ma mai filo-verità.
Benvenuti nel nuovo Medio Oriente, dove i terroristi diventano statisti, i martiri sono branding, e la memoria collettiva viene sgozzata — senza nemmeno il favore delle telecamere.
Siamo seri: hanno smesso di prenderci in giro solo perché ormai abbiamo smesso di indignarci.















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