Chi sta davanti, chi vola più in alto, chi rompe schemi, equilibri, abitudini, viene sempre preso di mira da chi non riesce a reggere la sua scia. Funziona così. È la legge non scritta dei mediocri: non riuscendo a salire, provano a tirarti giù.
E allora quella frase – “Se qualcuno cerca di abbatterti vuol dire che lo hai già superato” – non è un aforisma motivazionale, è una radiografia clinica del potere, delle gelosie, delle piccole miserie travestite da grandi moralismi.
Perché nessuno spara contro chi è fermo.
Nessuno invidia chi non si muove.
Nessuno perde tempo ad abbattere chi non dà fastidio.
Gli attacchi sono un riconoscimento.
Un premio involontario.
La medaglia che i tuoi detrattori ti appuntano sul petto mentre pensano di ferirti.
E lo fanno con i soliti metodi da pianerottolo: l’insinuazione travestita da opinione, la cattiveria mascherata da allarme civile, il pettegolezzo che si finge analisi politica. Roba piccola, prodotta da persone piccole, impegnate a guardare verso l’alto con il collo all’indietro e il livore fisso negli occhi.
E mentre loro sprecano fiato, tu continui a volare.
Perché è questo il punto: chi prova ad abbatterti non capisce che il problema non sei tu… è l’altezza.
La tua, non la loro.
Volare più in alto non è un merito.
È una condanna per chi resta a terra.
Lo sanno, e per questo ti detestano.
Lo vedono, e per questo provano a colpirti.
Lo sentono, e per questo affondano negli stessi meccanismi consunti della mediocrità.
La verità è semplice:
non ti attaccano perché sbagli, ti attaccano perché esisti fuori dal loro schema.
Perché rappresenti quello che loro non saranno mai: il movimento, la visione, l’idea nuova, la velocità che li umilia, il coraggio che li mette a nudo.
E allora sì, la frase della foto è perfetta:
se qualcuno cerca di abbatterti, è troppo tardi per loro: li hai già superati.
Tu vola.
Loro, al massimo, parleranno del vento che hai lasciato dietro di te.
Raimondo Schiavone















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