Blog di Raimondo Schiavone e amici

Sciiti e cristiani: il rispetto che esiste e l’intolleranza che devasta il mondo sunnita

Nel grande dibattito sul Medio Oriente si fa spesso una confusione colossale: si parla genericamente di “Islam” come se fosse un blocco unico. Non lo è. E la differenza tra mondo sciita e mondo sunnita, soprattutto nel rapporto con i cristiani, è sotto gli occhi di chiunque voglia guardare la realtà senza ipocrisie diplomatiche.
Partiamo da un fatto concreto.
A Teheran è stata inaugurata una stazione della metropolitana dedicata alla Madonna, Maryam nel Corano. All’interno compaiono bassorilievi con la madre di Cristo e simboli cristiani. Non è un dettaglio architettonico: è un gesto pubblico, politico e culturale.
Come ho già riportato nel mio precedente articolo, la capitale della Repubblica islamica dell’Iran ha scelto di dedicare uno spazio pubblico alla madre di Gesù. Un riconoscimento che ha un significato profondo nel mondo sciita, dove Maria è rispettata come figura di purezza e fede.
Non è un episodio isolato.
Nel mondo sciita la figura di Maria è profondamente venerata. In Libano, durante alcune celebrazioni religiose legate alla famiglia del profeta Maometto – in particolare alla figura di Fatima, sua figlia – non è raro trovare riferimenti paralleli alla Madonna cristiana. Perché nel pensiero religioso sciita le due figure rappresentano lo stesso ideale: purezza, sacrificio, maternità spirituale.
Questo spiega perché in Libano il rapporto tra sciiti e cristiani non sia una semplice tolleranza formale ma, in molti casi, una vera alleanza politica.
Il caso più evidente è quello tra Hezbollah e una parte consistente del mondo cristiano maronita. Nel sistema politico libanese, sciiti e cristiani hanno costruito negli anni rapporti solidi di collaborazione e convivenza. Non è romanticismo religioso, è politica concreta. Ma quella politica nasce da una base culturale che non considera il cristiano un nemico da cancellare.
Questo quadro è radicalmente diverso da quello che accade in gran parte del mondo sunnita.
Qui il problema non è teorico. È storico e drammaticamente concreto.
In molti paesi dominati da correnti sunnite radicali, le comunità cristiane vengono perseguitate, espulse o costrette a vivere come minoranze umiliate. Basta guardare cosa è accaduto negli ultimi decenni in Iraq, dove la presenza cristiana millenaria è stata quasi cancellata. O in Siria, dove la guerra e l’ascesa di gruppi jihadisti sunniti hanno colpito duramente le comunità cristiane.
La nuova Siria che emerge dalle milizie legate ad Abu Muhammad al-Jolani non fa eccezione. Le comunità cristiane vivono oggi nell’incertezza e nella paura. Chiese distrutte, villaggi svuotati, famiglie costrette alla fuga. Una presenza che risale ai primi secoli del cristianesimo rischia di scomparire.
E non è solo la Siria.
In molte società sunnite il cristiano non è visto come un interlocutore religioso ma come una presenza tollerata a fatica, quando non apertamente osteggiata. Dall’Arabia Saudita – dove le chiese sono praticamente inesistenti – fino a diverse aree del Medio Oriente e dell’Asia islamica, le minoranze cristiane vivono spesso sotto pressione sociale, politica e religiosa.
Questo è il punto che troppi analisti occidentali evitano accuratamente di dire.
Il mondo sciita e quello sunnita hanno sviluppato nei secoli due atteggiamenti profondamente diversi verso le minoranze religiose.
Nel primo esiste una tradizione di riconoscimento e convivenza che si traduce in gesti simbolici e politici: la Madonna celebrata a Teheran, il rapporto politico tra sciiti e cristiani in Libano, la presenza storica delle comunità cristiane in Iran e in altre aree sciite.
Nel secondo, troppo spesso, domina una visione settaria che considera il diverso religioso come un problema da eliminare o ridurre al silenzio.
È una realtà scomoda da dire. Ma è una realtà.
E tra una stazione della metropolitana dedicata alla madre di Cristo e villaggi cristiani svuotati dalle persecuzioni, la differenza non è teorica. È la differenza tra rispetto e intolleranza. Tra civiltà e fanatismo.
Raimondo Schiavone 
Nella foto devastazione di una chiesa cristiana in Siria 

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