Blog di Raimondo Schiavone e amici

Sardegna, la nuova moda del dossieraggio: tra hobby creativo e zelo istituzionale

In Sardegna non ci si annoia mai. Quando sembrava che l’innovazione fosse limitata a start-up, bandi europei e convegni sul nulla cosmico, ecco il vero trend del momento: il dossieraggio. Una pratica trasversale, democratica, inclusiva. C’è chi lo fa di professione, chi per diletto, chi la sera al posto di Netflix. Altro che trekking o yoga: qui si raccolgono carte, si incrociano voci, si archiviano frasi dette male vent’anni fa davanti a un caffè.
Il dossieraggio ormai è ovunque. Nei bar, nei corridoi del potere, nelle chat “riservatissime” che contano più membri di una sagra paesana. Tutti hanno un dossier su qualcuno. Nessuno sa esattamente a cosa serva, ma vuoi mettere la soddisfazione di dire: «Io so cose»? È il nuovo status symbol. Una volta si ostentava il SUV, oggi si ostenta il fascicolo.
Il problema, però, non è l’hobbista del dossier. Quello è folclore locale, come il complottismo da ombrellone o l’analisi geopolitica fatta tra primo e secondo. Il problema nasce quando il dossieraggio lo fanno le istituzioni. Lì il gioco cambia. Non siamo più alla curiosità morbosa o alla vendetta da condominio: entriamo nella zona grigia, quella dove il potere smette di amministrare e comincia a schedare.
Perché quando un’istituzione, invece di governare, osserva; invece di decidere, annota; invece di risolvere problemi, colleziona informazioni, allora qualcosa si è rotto. Si passa dalla politica alla sorveglianza artigianale, dalla trasparenza alla paranoia. Il cittadino non è più un soggetto da servire, ma un oggetto da studiare. Meglio se in silenzio.
E così nascono dossier che non producono soluzioni, ma sospetti. Non chiariscono, ma alludono. Non migliorano la cosa pubblica, ma alimentano il sottobosco del “lo sappiamo tutti”. Nessuno firma, nessuno risponde, ma tutti ammiccano. È la burocrazia dell’allusione, l’arte raffinata del non dire nulla lasciando intendere tutto.
Il paradosso è che mentre si dossierizza a tappeto, i problemi veri restano lì, immobili, come statue nuragiche: sanità che arranca, infrastrutture che evaporano, giovani che scappano. Ma vuoi mettere l’emozione di un bel faldone ben rilegato? Fa molto potere, anche se non serve a nulla.
In fondo il dossieraggio istituzionale è questo: la scorciatoia di chi non sa (o non vuole) governare. Un alibi elegante, una forma di controllo che sostituisce l’azione. E la Sardegna, che avrebbe bisogno di visione, finisce per essere osservata con la lente d’ingrandimento da chi dovrebbe semplicemente far funzionare le cose.
La vera domanda, allora, non è chi fa dossier su chi. La domanda è: chi governa mentre tutti dossierizzano? Perché mentre qualcuno archivia, qualcun altro dovrebbe decidere. E quella, a differenza dei dossier, è una responsabilità che non si può nascondere in un cassetto.
Filippo Palazzi 

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