Blog di Raimondo Schiavone e amici

Raddoppio RWM in Sardegna: la Todde sta per dire sì. La doppia morale della Presidente.

C’è un momento, nella politica, in cui le maschere non reggono più.

E per Alessandra Todde quel momento è arrivato.

La stessa Presidente che per anni si è mostrata nelle piazze con la kefiah al collo, che ha parlato di “solidarietà al popolo palestinese”, che ha tuonato contro le guerre e i traffici d’armi… oggi si prepara a firmare l’atto più pesante della sua carriera: il via libera al raddoppio della RWM, la fabbrica di bombe e – ora – droni destinati anche a Israele.

La Sardegna, ancora una volta, trasformata in retrobottega bellico-industriale.
E questa volta non per scelta del “solito governo cattivo di Roma”, ma per mano di chi si era presentata come la paladina dei diritti umani.

Una contraddizione? No, qualcosa di peggio: una doppia morale istituzionalizzata.

Nelle piazze si piange la Palestina.
Negli uffici si firmano gli atti che alimentano l’apparato militare israeliano.

È difficile trovare un ossimoro politico più evidente.
Lo chiamano “sviluppo industriale”, “posti di lavoro”, “innovazione”: la solita coperta di Linus con cui si tenta di coprire l’indicibile. Ma il punto resta là, enorme e ingombrante: la guerra non si delega, non si subappalta, non si maquilla con il linguaggio burocratico.

La Presidente Todde da una parte invoca diritti, pace e autodeterminazione; dall’altra autorizza uno dei poli armieri più discussi del Paese.
E allora la domanda è inevitabile: con chi sta davvero?

Perché esiste un limite oltre il quale la politica non può più giocare di sponda.
Non si può essere “con la Palestina nel cuore” e con l’industria bellica nei provvedimenti amministrativi.
Non si può piangere i civili e poi firmare ampliamenti produttivi che alimentano i conflitti.
Non si può cavalcare la morale il venerdì e approvare bombe il lunedì.

Il raddoppio RWM non è solo una scelta industriale:
è un gesto politico chiaro, inequivocabile, pesante.
Ed è un gesto che smaschera definitivamente la retorica da corteo, i post indignati, le frasi ad effetto.

Quando la penna tocca il foglio, le ideologie spariscono.
Rimane la verità.

E la verità è che la Sardegna rischia di diventare ancora una volta il cortile d’armi d’Europa, mentre la sua Presidente – la stessa che parlava di diritti umani – si prepara a dire al business della guerra.

È questa la nuova “coerenza progressista”?
Se lo chiedano i sardi.
Perché la risposta, presto, arriverà con un timbro ufficiale.

Ed è una risposta che resterà nella storia, molto più lunga delle piazze dove ci si commuove a comando.

Raimondo Schiavone 

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