Blog di Raimondo Schiavone e amici

Qualcosa si muove: Macron riconosce la Palestina, Israele sbraita

Con un annuncio che ha già scatenato reazioni furiose nel cuore del governo israeliano, Emmanuel Macron ha rotto gli indugi: la Francia riconoscerà ufficialmente lo Stato di Palestina. La dichiarazione ufficiale sarà resa pubblica in modo solenne a settembre durante l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ma l'effetto politico è già esploso come una granata nelle stanze della Knesset.

Il presidente francese ha motivato la decisione con parole nette: “Fedele al suo impegno storico per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, ho deciso che la Francia riconoscerà lo Stato di Palestina”. Ha quindi ribadito l’urgenza di porre fine al massacro in corso a Gaza, invocando un cessate il fuoco immediato, il rilascio degli ostaggi, massicci aiuti umanitari, la ricostruzione di Gaza, la smilitarizzazione di Hamas e l’avvio concreto del processo di costruzione dello Stato palestinese.

Il piano è chiaro: uno Stato palestinese che accetti la smilitarizzazione, riconosca Israele, ma che esista davvero, come soggetto politico e storico. Un principio semplice: due popoli, due Stati. Ma in un contesto dove l’estremismo ha sostituito il dibattito, anche un atto di diplomazia appare come un atto di guerra per Tel Aviv.

Le reazioni israeliane sono state isteriche. Amir Ohana, presidente della Knesset, ha parlato di “un premio al terrorismo” e di “collaborazionismo col male”. Bezalel Smotrich ha rilanciato la sua agenda annessionista dichiarando che questo passo della Francia è un’ulteriore ragione per “applicare la sovranità israeliana su tutta la Giudea e la Samaria”, ovvero su ciò che resta della Cisgiordania palestinese. Yoav Kisch, ministro dell’Istruzione, ha definito la scelta “fuori dal mondo”, e l’ex premier Naftali Bennett ha accusato Macron di “premiare l’omicidio di massa” e di voler “dare uno Stato ai terroristi islamici”.

Chi osserva la politica israeliana da tempo sa che questa reazione rabbiosa è il copione prevedibile di ogni tentativo internazionale di ricondurre Israele alla legalità internazionale. L’equazione per loro è semplice: palestinese = terrorista. E chiunque osi parlare di pace, di diritti, di fine dell’occupazione, viene immediatamente linciato nel circuito propagandistico sionista.

Macron, da parte sua, tenta un equilibrio difficile, ma necessario. Mette in chiaro che la sicurezza di Israele deve essere garantita, ma che senza uno Stato palestinese non ci sarà alcuna pace. Chiede la smilitarizzazione di Hamas, ma chiede anche che Gaza non resti un deserto assediato. È una posizione che fino a dieci anni fa era quella dell’intero occidente. Oggi sembra rivoluzionaria solo perché il silenzio complice e il doppio standard sono diventati la nuova norma diplomatica.

Il riconoscimento francese, anche se non ancora formalizzato, potrebbe riaprire la strada a una presa di posizione europea più chiara. Irlanda, Spagna e Norvegia hanno già riconosciuto la Palestina. Ora la Francia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e potenza nucleare, si aggiunge al fronte. Se altri Stati europei seguissero, si romperebbe quel blocco diplomatico che da decenni congela ogni tentativo di soluzione giusta del conflitto.

Israele, arroccato nelle sue convinzioni di impunità, risponde con minacce, insulti e retorica vittimista. Ma qualcosa si muove. La questione palestinese torna finalmente al centro della scena diplomatica, e non come un appendice del terrorismo, ma come una questione di diritto internazionale, giustizia e pace.

Macron ha scelto da che parte stare. È tempo che anche altri lo facciano.

Raimondo Schiavone 

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