Godetevi la Pasquetta. Davvero. Perché potrebbe essere una delle ultime vissute con quella leggerezza da Paese ancora convinto di abitare una normalità che, in realtà, non esiste più.
Mentre qualcuno pensa al picnic, là fuori si sta chiudendo il rubinetto del mondo. E non è una metafora, ma un dato concreto. La guerra del “club Epstin” – quel blocco opaco di interessi che tiene insieme pezzi dell’apparato americano e il sionismo militare – contro l’Iran ha già prodotto un effetto preciso: la paralisi dello Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Quando blocchi Hormuz non stai facendo geopolitica, stai spegnendo il pianeta.
I numeri, per una volta, non sono opinioni. Oltre 12 milioni di barili sono già stati persi nelle prime settimane di tensione. Il traffico petrolifero è stato ridotto fino al 70%, in alcuni momenti quasi azzerato. Il prezzo del Brent è salito di oltre il 60% in un solo mese. E almeno 3 milioni di barili al giorno risultano già fuori dalla capacità di raffinazione. Dentro questo quadro, qualcuno ha già pronunciato una frase che dovrebbe gelare il sangue: la più grande crisi energetica della storia. Non degli ultimi anni, non dell’ultimo decennio. Della storia.
Non serve essere economisti per capire cosa succede dopo. Carburanti alle stelle, trasporti che rallentano o si fermano, industrie costrette a ridurre o bloccare la produzione, inflazione che smette di essere una parola tecnica e diventa una questione quotidiana, concreta, persino alimentare. Negli Stati Uniti si stimano già oltre 1.300 dollari di aggravio medio per famiglia nel 2026. E l’Europa, che vive strutturalmente di importazioni energetiche, è ancora più esposta, ancora più fragile, ancora più vulnerabile.
Avevano raccontato questa guerra come chirurgica, pulita, controllata. Il solito teatrino costruito per reggere il ciclo delle conferenze stampa e delle dichiarazioni rassicuranti. In realtà è stata aperta una faglia sistemica. Attacchi alle infrastrutture energetiche, navi colpite, assicurazioni che si ritirano, catene di approvvigionamento che iniziano a spezzarsi. E quando le assicurazioni scappano, il sistema si ferma. Non serve nemmeno chiudere davvero lo stretto: basta renderlo troppo pericoloso perché nessuno voglia attraversarlo.
E così torna una parola che pensavamo archiviata, relegata a un passato recente che speravamo di non rivedere più. La stanno già sussurrando, prima piano, poi con crescente insistenza: lockdown. Non quello sanitario, ma quello energetico. Razionamenti, limitazioni agli spostamenti, riduzione forzata dei consumi. Perché quando manca energia, la libertà smette di essere un diritto e diventa un lusso.
La verità è che questa non è soltanto una guerra. È un errore strategico gigantesco, un gioco di potere condotto da élite sempre più scollegate dalla realtà e sempre meno interessate alle conseguenze concrete delle proprie scelte. E come accade puntualmente, a pagare non saranno loro.
Siamo noi.
Per questo vale la pena dirlo senza retorica: godetevela davvero, questa Pasquetta. Perché mentre accendete il barbecue, qualcuno ha già iniziato a spegnere il mondo. E questa volta non sarà una crisi come le altre. Sarà lunga, sarà sporca e, soprattutto, entrerà dentro casa vostra.
Raimondo Schiavone















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