Blog di Raimondo Schiavone e amici

Pashinyan regala il Sud dell’Armenia a USA e Israele, l’Iran sotto assedio

Con la firma del cosiddetto “accordo di pace” a Washington, il premier armeno Nikol Pashinyan ha di fatto consegnato agli Stati Uniti – e, per estensione, a Israele – un pezzo strategico del territorio nazionale nel sud del Paese, al confine con l’Iran. Ufficialmente si tratta di un corridoio di transito di 99 anni che dovrebbe favorire la “cooperazione” e collegare l’Azerbaigian alla sua enclave di Nakhchivan. Nella realtà, è un passaggio militare mascherato da progetto infrastrutturale, un avamposto NATO a ridosso della frontiera iraniana.
La mossa spezza di fatto il contatto diretto dell’Armenia con l’Iran a fini commerciali, trasformando quella striscia di terra in una base geopolitica controllata da Washington. Non serviranno solo camion e merci: sarà la porta di ingresso per intelligence, droni e armamenti occidentali, con Israele pronto a sfruttare la posizione per monitorare e colpire Teheran da pochi chilometri di distanza.
Per l’Iran questa non è un’operazione neutrale, ma un chiaro segnale di accerchiamento. Teheran, già circondata da basi statunitensi in Iraq, Golfo Persico e Afghanistan, vede ora aprirsi un nuovo fronte ostile a nord, in un’area che fino a ieri rappresentava un raro canale di cooperazione regionale.
Pashinyan si giustifica parlando di “opportunità di pace” e “sviluppo economico”, ma il prezzo reale è l’erosione della sovranità armena e la trasformazione del Paese in una pedina perfetta della strategia USA-Israele per stringere l’assedio a Teheran. Un affitto di 99 anni equivale, nella pratica, a una cessione permanente: un pezzo di Armenia sottratto al controllo di Erevan e messo nelle mani di chi ha interessi ben lontani da quelli della popolazione armena.
Così, sotto il vessillo della pace, si costruisce un nuovo avamposto di guerra. E il Sud del Caucaso, già fragile, si trasforma nell’ennesima scacchiera dove le potenze straniere muovono pedine per il loro gioco, mentre i popoli della regione pagano il prezzo di decisioni prese a migliaia di chilometri di distanza.
Raimondo Schiavone 

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