Blog di Raimondo Schiavone e amici

Opposizione a sovranità limitata: l’ipocrisia di Conte e Schlein sul Venezuela

C’è un dato politico che emerge con chiarezza brutale dalle dichiarazioni di Giuseppe Conte e Elly Schlein sulla vicenda venezuelana: l’opposizione italiana è asservita quanto il governo agli Stati Uniti. Cambia il tono, cambia la forma, ma la sostanza resta identica. Nessuno dei due ha avuto il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Nessuno ha pronunciato la parola che avrebbe un senso politico e giuridico: condanna.
Conte parla di “escalation”, di “preoccupazione”, di “necessità di una soluzione diplomatica”. Un linguaggio anodino, da nota ministeriale, che evita accuratamente di dire chi ha violato il diritto internazionale e come. È la solita recita dell’equilibrio, che in realtà è viltà politica. Quando un presidente in carica viene sequestrato con la forza e un Paese subisce un intervento armato, non si invoca genericamente l’ONU: si prende posizione. Conte non lo fa. Preferisce restare nel limbo, quello spazio comodo dove non si disturbano gli alleati e non si rischia nulla.
Schlein segue la stessa linea, con una patina progressista. Diritti umani, dialogo, multilateralismo, Nazioni Unite. Tutto giusto, tutto condivisibile, tutto inermi davanti ai fatti. Nessuna denuncia esplicita dell’azione statunitense, nessun riferimento chiaro alla violazione della sovranità venezuelana, nessuna parola sul rapimento del presidente Maduro. Il PD si conferma ciò che è da anni: un partito atlantista anche quando finge di essere critico, incapace di rompere davvero con la narrazione imposta da Washington.
Ed è qui che emerge l’ipocrisia più grande. Conte e Schlein si presentano come alternativa al governo Meloni, ma sulla politica estera sono parte dello stesso blocco. Cambia la retorica, non l’obbedienza. Quando a bombardare, intervenire o sequestrare è un Paese “nemico”, partono le indignazioni, le risoluzioni, i talk show infuocati. Quando a farlo sono gli Stati Uniti, scatta il silenzio imbarazzato, il lessico prudente, la diplomazia astratta.
Questa non è opposizione. È gestione dell’esistente. È l’accettazione preventiva dell’idea che l’Italia non abbia diritto a una politica estera autonoma. È la rinuncia a qualsiasi ruolo critico in nome di una fedeltà che non viene mai ricambiata. Conte e Schlein non legittimano apertamente l’intervento USA, ma lo normalizzano. E normalizzare l’illecito è il modo più subdolo di sostenerlo.
Il risultato è desolante: un Paese senza una voce indipendente, con un governo che giustifica e un’opposizione che balbetta. Tutti pronti a parlare di pace, legalità e diritto internazionale, purché non si debba applicarli agli Stati Uniti. Questa è la vera fotografia della classe politica italiana: divisa su tutto, unita solo nell’obbedienza.
Raimondo Schiavone 

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