Blog di Raimondo Schiavone e amici

OnlyFans, economia globale e geografia del desiderio digitale: numeri, Italia e il caso particolare di Dubai

La guerra scoppiata tra Stati Uniti, Israele e Iran nelle ultime settimane ha avuto effetti che vanno ben oltre la dimensione militare. I missili lanciati da Teheran in risposta all’operazione congiunta americano-israeliana hanno colpito diversi paesi del Golfo, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, con esplosioni e detriti caduti anche nell’area di Dubai.
Improvvisamente quella città che negli ultimi anni era stata raccontata come una bolla di sicurezza e prosperità si è ritrovata dentro una crisi geopolitica. E proprio mentre missili e droni attraversavano il cielo del Golfo, i social network hanno iniziato a restituire una fotografia inaspettata della metropoli emiratina: video, testimonianze e dirette di influencer e creator che raccontavano la guerra dalla terrazza di un grattacielo, da uno yacht o da una piscina panoramica.
In quella gigantesca vetrina digitale è emerso con chiarezza un fenomeno che da tempo esiste ma che raramente viene analizzato in modo sistematico: la presenza a Dubai di centinaia — probabilmente migliaia — di creator digitali che monetizzano attraverso piattaforme come OnlyFans. La guerra, paradossalmente, ha acceso un riflettore su questo mondo parallelo fatto di influencer, modelle e creatrici di contenuti che hanno scelto la città del Golfo come base operativa per il proprio lavoro online.
Negli ultimi anni OnlyFans è passato dall’essere una piattaforma marginale dell’intrattenimento online a un protagonista della cosiddetta creator economy. I numeri raccontano meglio di qualunque definizione la scala raggiunta dal fenomeno. Secondo i dati diffusi dalla società nel bilancio fiscale 2024, la piattaforma ha raggiunto circa 377 milioni di utenti registrati e oltre 4,6 milioni di creator attivi, con 7,2 miliardi di dollari di pagamenti complessivi generati sulla piattaforma. Di questa cifra OnlyFans trattiene il 20%, mentre l’80% viene distribuito ai creator.
È un modello economico semplice e potentissimo: trasformare contenuti personali — spesso erotici, ma non solo — in un sistema di abbonamenti diretti. Nel giro di pochi anni questo meccanismo ha creato un mercato globale che si muove ormai su volumi paragonabili a quelli di alcune industrie dell’intrattenimento tradizionale.
Ma dietro i numeri si nasconde una realtà meno lineare. La distribuzione dei guadagni è estremamente concentrata: una piccola élite di creator incassa la gran parte dei ricavi, mentre la maggioranza dei profili guadagna somme molto modeste. Come accade in molte piattaforme digitali, la promessa di democratizzazione del mercato convive con una forte gerarchia di visibilità, notorietà e capacità di marketing personale.
L’Italia rappresenta uno dei mercati europei più dinamici per la piattaforma. Non esistono dati ufficiali sul numero di creator italiani, ma le stime di settore indicano una crescita costante sia della domanda sia dell’offerta di contenuti. Secondo analisi di mercato citate da osservatori del settore digitale, nel 2025 gli utenti italiani avrebbero speso circa 355 milioni di dollari su OnlyFans, con una crescita superiore al 24% rispetto all’anno precedente. Milano emergerebbe come uno dei principali centri europei di consumo di contenuti della piattaforma.
Parallelamente cresce anche l’attenzione delle autorità fiscali. Negli ultimi anni la Guardia di Finanza ha avviato diversi accertamenti nei confronti di creator che non avevano dichiarato i redditi generati online. Alcuni casi hanno portato alla luce centinaia di migliaia di euro di ricavi non dichiarati, segno che il fenomeno sta passando da una zona grigia digitale a una vera e propria attività economica monitorata dallo Stato.
Nel 2025 l’Italia ha anche aggiornato la classificazione delle attività economiche introducendo un riferimento esplicito alle attività legate ai servizi erotici e digitali. È un passaggio tecnico ma significativo: il lavoro digitale legato al corpo e all’immagine non è più trattato come una curiosità marginale ma come un’attività economica reale che produce reddito.
Se l’Italia rappresenta un mercato importante dal punto di vista dei consumi, Dubai è diventata invece uno dei luoghi simbolo della nuova geografia degli influencer digitali. Negli Emirati Arabi Uniti, e in particolare a Dubai, oltre l’85% della popolazione è composta da stranieri. Questo ha trasformato la città in una piattaforma globale di mobilità professionale: imprenditori, trader, influencer, creatori di contenuti e nomadi digitali si trasferiscono qui attratti da condizioni economiche e fiscali estremamente favorevoli.
Il primo fattore è fiscale. Negli Emirati non esiste imposta sul reddito personale, e questo rappresenta un incentivo enorme per chi guadagna attraverso piattaforme digitali internazionali.
Il secondo fattore è l’immagine. Dubai è diventata negli ultimi quindici anni una gigantesca scenografia di lusso: grattacieli iconici, hotel spettacolari, beach club, yacht e supercar. Tutto questo costituisce un materiale visivo perfetto per costruire un brand personale online.
Il terzo fattore è logistico. L’aeroporto internazionale di Dubai è uno dei più trafficati del mondo e collega direttamente Europa, Asia e Africa. Questo rende la città un punto di incontro ideale per una clientela globale e per una comunità internazionale di influencer e creator digitali.
Per queste ragioni Dubai è diventata una delle capitali mondiali dell’influencer economy. Agenzie di marketing digitale, società di gestione dei creator e consulenti fiscali specializzati operano ormai stabilmente nella città, trasformando l’attività dei creator in un vero e proprio modello imprenditoriale.
In questo contesto emerge però un paradosso interessante. Negli Emirati Arabi Uniti la pornografia e la produzione di contenuti erotici sono formalmente vietate dalla legge. Nonostante questo, Dubai ospita un numero significativo di influencer e creator che monetizzano attraverso piattaforme come OnlyFans. Nella maggior parte dei casi i contenuti non vengono prodotti pubblicamente nel territorio emiratino o vengono gestiti online tramite società registrate in altri Paesi.
Proprio questa ambiguità rende difficile ottenere dati precisi. OnlyFans non pubblica statistiche per città o nazionalità dei creator e molti profili dichiarano località diverse da quelle effettive. Tuttavia, analisi di database di influencer e agenzie digitali permettono alcune stime. Gli osservatori del settore ritengono che tra 1.500 e 3.000 creator OnlyFans dichiarino Dubai come base o residenza.
La composizione riflette la natura cosmopolita della città. Una quota consistente proviene dall’Europa orientale — in particolare Russia, Ucraina e Bielorussia — comunità molto presenti negli Emirati negli ultimi anni. Seguono creator provenienti dall’Europa occidentale, inclusa l’Italia, e un numero crescente di influencer dall’America Latina, soprattutto Brasile e Colombia. Più limitata la presenza di creator provenienti da Nord America e Sud-Est asiatico.
Le cittadine emiratine risultano invece rarissime su queste piattaforme, sia per ragioni legali sia per motivi culturali. Il fenomeno riguarda quasi esclusivamente donne straniere che si trasferiscono nella città per ragioni fiscali, di immagine o di opportunità economiche.
A Dubai è nato anche un settore parallelo: quello delle agenzie specializzate nella gestione dei creator OnlyFans. Queste società offrono servizi di marketing, gestione dei messaggi con gli abbonati, produzione fotografica, consulenza fiscale e strategie di monetizzazione. In pratica trasformano il creator in una piccola azienda digitale.
Per molte influencer OnlyFans non è più soltanto una pagina su una piattaforma, ma una piccola impresa personale: fotografi, social media manager, consulenti fiscali, strategie di marketing e un pubblico globale che paga abbonamenti mensili. Un ecosistema che, nel bene o nel male, funziona con le stesse logiche di qualunque altra start-up digitale.
E così accade che mentre la geopolitica muove missili, flotte e alleanze, nei grattacieli di Dubai qualcuno continui a muovere ring light, smartphone e algoritmi. La storia del mondo, a volte, passa anche da qui: tra un drone che attraversa il cielo del Golfo e una diretta social fatta dalla terrazza di un attico. Il XXI secolo ha questa curiosa capacità di mescolare tragedia e spettacolo. E Dubai, con il suo skyline irreale, sembra essere il palco perfetto per entrambe le cose.
Raimondo Schiavone 

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