Blog di Raimondo Schiavone e amici

Oltre il mare: il Mediterraneo come scelta politica e culturale per la Sardegna

Il Mediterraneo non è solo un mare. È uno spazio politico, culturale e umano nel quale si riflettono, in forma amplificata, tutte le contraddizioni del nostro tempo. Guerre e dialogo, migrazioni e paure, diseguaglianze e contaminazioni, identità ferite e civiltà millenarie che continuano a parlarsi nonostante tutto. Pensare il Mediterraneo oggi significa assumersi una responsabilità: scegliere se subirlo come problema o riconoscerlo come opportunità.

La Sardegna, per storia e identità, non è un’isola marginale. È profondamente mediterranea. Lo è nelle sue stratificazioni culturali, nei suoi porti, nelle sue lingue, nelle sue memorie. Eppure, troppo spesso, si è raccontata – o è stata raccontata – come periferia, come luogo distante, come spazio da collegare ad altro. È un errore di prospettiva. La Sardegna non è ai margini del Mediterraneo: ne è uno dei cuori possibili.

Il Mediterraneo è oggi il luogo delle grandi fratture globali. Qui si incrociano i conflitti irrisolti, le crisi energetiche, le rotte migratorie, le tensioni geopolitiche. Ma è anche lo spazio nel quale può nascere una nuova idea di cooperazione, fondata non sulla forza ma sulla relazione, non sull’imposizione ma sulla conoscenza reciproca. In questo quadro, la Sardegna può e deve giocare un ruolo di ponte culturale, di diplomazia informale, di piattaforma di dialogo tra Nord e Sud, tra Est e Ovest.

Università, centri di ricerca, fondazioni culturali, media indipendenti, reti associative: esiste un patrimonio enorme, spesso sottoutilizzato, che può rendere l’Isola un laboratorio mediterraneo di pensiero, ricerca e produzione culturale. Non un luogo che subisce i processi, ma uno spazio che li interpreta e li orienta. Questo significa anche ripensare il concetto stesso di sviluppo.

Guardare al Mediterraneo vuol dire andare oltre il PIL come unico indicatore. Vuol dire parlare di qualità della vita, sostenibilità, relazioni umane, economia della conoscenza, cultura come infrastruttura strategica. È un modello che parla profondamente sardo, anche se non sempre abbiamo avuto il coraggio di dirlo. Un modello capace di rendere la Sardegna attrattiva non come luogo da consumare stagionalmente, ma come spazio stabile di lavoro, di pensiero, di produzione culturale e sociale.

Le migrazioni, tema centrale del nostro tempo, sono parte di questo discorso. Possono essere solo emergenza se mancano visione e politiche. Possono diventare opportunità se inserite in un quadro di cooperazione, formazione, integrazione e sviluppo condiviso. Il Mediterraneo ci insegna che le civiltà crescono quando si incontrano, non quando si chiudono.

“Oltre il mare” non è solo il titolo di un evento. È una postura culturale e politica. È l’idea che il mare non separa, ma connette. Che la memoria non è nostalgia, ma strumento per leggere il presente. Che la Sardegna può scegliere se restare appendice lontana di decisioni altrui o decidere di stare, finalmente, al centro del proprio mare.

Il Mediterraneo non è un destino scritto. È una scelta. E le opportunità, oggi più che mai, ci sono tutte. Quello che serve è il coraggio di cambiare sguardo.

Raimondo Schiavone 

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