Nel magico mondo di Monserrato, a pochi chilometri da Cagliari, succede che il sindaco Tomaso Locci — uno che almeno ci mette la faccia, a differenza di tanti colleghi — decida di lanciare la tradizionale festa della birra (in programma il 31 luglio, 1 e 2 agosto) con un’ospite d’eccezione: una pornostar. Apriti cielo.
Nel giro di 24 ore, l’Italia benpensante si risveglia dal torpore estivo e comincia a fustigarsi con indignazione: “Ma come, una pornostar? In una festa pubblica? Con i bambini presenti? La morale! I valori! La civiltà cristiana!” — e altre amenità del genere pronunciate con la stessa serietà con cui si giustifica l’evasione fiscale come “autodifesa”.
La protagonista dell’epico scandalo? Martina Smeraldi, volto noto (anzi, corpo noto) del cinema per adulti, invitata non per girare un remake di “Gola Profonda”, ma semplicemente per promuovere l’evento. Una foto, un brindisi, un sorriso, magari un selfie con i fan. Tutto qui. Eppure, tanto è bastato per scatenare una reazione da Santa Inquisizione 2.0.
Eppure, in un mondo dove “sesso” è la parola più cercata del web – più di “pace”, “lavoro”, “scuola”, “Gesù”, “PD” e perfino “bonus INPS” – c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di scandalizzarsi pubblicamente per una comparsata in minigonna a una sagra paesana. Ma chi vogliamo prendere in giro?
La verità è una sola: chi oggi si strappa le vesti sui social è lo stesso che ieri si è visto tutta la filmografia della Smeraldi in silenzio, in bagno, con le cuffiette, sperando che il coniuge non rientrasse. Chi parla di “valori da difendere” ha probabilmente un abbonamento attivo a tre siti porno e la cronologia in modalità “navigazione anonima” più consumata di una carta d’identità.
Il sindaco Locci? Ha fatto bene.
Punto.
Ha scelto una strategia di marketing semplice, diretta, efficace. Ha rilanciato la Festa della Birra di Monserrato in tutto il paese, senza spendere milioni in cartelloni pubblicitari o testimonial ingessati. Ha usato il linguaggio che oggi domina il mondo: la provocazione, l’ironia, il cortocircuito tra sacro e profano.
E se l’obiettivo era far parlare della manifestazione… beh, ci è riuscito. Altro che sponsorizzazioni su Facebook. Monserrato è sulla bocca di tutti: delle zie indignate, dei giovani eccitati, dei giornalisti che fingono distacco e dei politici che nel frattempo si messaggiano col nickname “HotDaddy64”.
In un’Italia in cui si applaude l’influenza delle multinazionali e si chiudono gli occhi davanti agli scandali veri — quelli fatti di appalti truccati, discariche abusive e clientele politiche — fa ridere che ci si scandalizzi per una pornostar che brinda con una Ichnusa in mano.
Ma è l’ennesimo capolavoro del nostro folclore: indignarsi di giorno, cliccare “sesso” di notte.
E allora viva Monserrato, viva la birra, viva Tomaso Locci. E viva Martina Smeraldi, che con un semplice décolleté ha messo a nudo, ancora una volta, tutta la nostra ipocrisia nazionale.















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