C’è un’Italia che non si piega, un’Italia che alza la voce quando la giustizia viene calpestata e l’umanità massacrata. È l’Italia dei ragazzi scesi oggi nelle piazze, con bandiere, striscioni e cuori che battono all’unisono per un popolo martoriato: quello palestinese.
È stata una giornata diversa, una giornata che ha ricordato al mondo, ai media e alla politica che non si può più tacere. Che non si può più fingere di non vedere i corpi dei bambini dilaniati, i volti disperati delle madri, le case ridotte a macerie. Che non si può più permettere a Netanyahu e ai suoi complici di perpetrare un genocidio sotto gli occhi della comunità internazionale.
Le piazze italiane hanno gridato forte che è ora di dire basta. Basta al sangue che scorre a Gaza, basta ai miliardi che alimentano il crimine, basta a un sistema che giustifica l’ingiustificabile. Basta a quell’osceno silenzio di chi, in politica, finge di non sapere, o peggio, sceglie di schierarsi dalla parte dei carnefici.
Il messaggio è arrivato chiaro: ai Salvini, ai Tajani, alle Meloni. Ma anche a quella parte ipocrita della sinistra che ha tradito la sua stessa storia, che ha calpestato i simboli di Pertini e di Berlinguer, trasformandoli in brand elettorali vuoti e dimenticando che difendere gli oppressi è un dovere, non un’opzione.
Sì, qualcuno dirà che qualche vetrina è stata rotta. E allora? Davanti a un genocidio, davanti al silenzio complice di governi e istituzioni, quei vetri incrinati non sono che il riflesso della sordità del potere. Danni collaterali di una rabbia che nasce dalla mancanza di ascolto. Perché quando la politica non ascolta, quando i media non raccontano, quando il mondo non interviene, il popolo trova il modo di farsi sentire.
Oggi in Italia è risuonata una parola che vale più di mille trattati diplomatici: giustizia. La giustizia per un popolo che da troppo tempo subisce la violenza di chi si proclama vittima ma agisce da carnefice.
L’Italia delle piazze, dei giovani, della solidarietà vera, ha mostrato al mondo che la coscienza non si spegne. Che la lotta per la Palestina non è un capriccio ideologico ma un dovere morale. Che la libertà non appartiene ai potenti, ma a chi ha il coraggio di difenderla.
Raimondo Schiavone















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