Blog di Raimondo Schiavone e amici

L’ignominia di un sindaco negazionista che andrebbe preso a calci nel culo

Ci sono parole che segnano un punto di non ritorno. Quelle pronunciate dal sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, rientrano in questa categoria: “20.000 bambini non sono mai morti”. Una frase che non è solo una provocazione, ma un insulto alla verità, alla pietà, alla dignità umana. Non è politica: è negazionismo puro, spacciato con l’arroganza di chi si crede intoccabile.

Un sindaco, un primo cittadino, non è un uomo qualsiasi. È colui che rappresenta la città, che dà voce istituzionale alla comunità. E se la voce si fa complice della menzogna, allora la città intera ne viene infangata. Oggi Terni è costretta a portare sulle spalle il peso di un sindaco che ha scelto di allinearsi al peggiore dei cinismi: cancellare la morte di migliaia di bambini palestinesi. Bambini che non sono statistiche, non sono slogan, ma vite spezzate, volti e nomi sepolti sotto le macerie.

Il negazionismo non è mai neutrale: serve sempre a legittimare l’oppressione, a minimizzare i crimini, a coprire i carnefici. Chi nega le vittime di Gaza non è “equilibrato”, non è “critico”, non è “fuori dal coro”. È un complice morale della macchina di distruzione che sta insanguinando il Medio Oriente. E quando questo complice siede sulla poltrona di sindaco, il problema non è più solo politico: è etico, civile, umano.

Le proteste scoppiate a Terni — in piazza e dentro il Consiglio comunale — sono la prova che una parte della città non ci sta, che non intende tacere davanti a tanta ignominia. Decine di manifestanti hanno affrontato il sindaco al suo arrivo, alcuni consiglieri hanno abbandonato l’aula per non condividere quella farsa istituzionale. È il minimo. Perché il silenzio, di fronte a parole così gravi, equivale a complicità.

Bandecchi non è solo un politico fuori controllo: è l’emblema di un’Italia malata, in cui l’ostentazione dell’arroganza diventa linguaggio quotidiano, in cui negare l’evidenza diventa un metodo per farsi notare. Ma qui non siamo più nel teatrino della politica urlata: qui siamo davanti a un oltraggio alla verità storica, davanti alla cancellazione deliberata del dolore di un popolo.

Un sindaco che nega i morti non può pretendere rispetto. Può pretendere solo indignazione, condanna, isolamento politico e civile. Non bastano scuse tardive o chiarimenti di comodo: la frase resta, e con essa resta la vergogna.

Terni, oggi, non merita un sindaco che nega i cadaveri dei bambini di Gaza. Merita qualcuno che sappia governare con responsabilità, non con il cinismo da bar sport. Merita memoria, umanità, dignità. E queste, Bandecchi, le ha già calpestate.

Raimondo Schiavone 

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