Corsetto, il nostro ministro della Difesa, sembra convinto di essere il nuovo Churchill. Peccato che con il vero Churchill non condivida altro che la circonferenza, mentre di visione, di capacità politica e di lungimiranza non se ne vede traccia. “L’Italia è pronta a fare la sua parte, non arretreremo di un passo”, ha proclamato con la solennità di chi pensa di entrare nei libri di storia, ma in realtà arranca persino a tenere insieme il suo partito.
Il tutto per quattro droni. Quattro velivoli che hanno superato, non si sa ancora bene come e da dove, il confine polacco. Non si sa di chi fossero, non si sa quale fosse il loro obiettivo, ma intanto bastano a incendiare il teatrino della propaganda bellica. L’Europa, che ha chiuso gli occhi davanti a Israele che bombarda impunemente un Paese sovrano come il Qatar, reagisce invece con i tamburi di guerra a un episodio ancora da chiarire. Due pesi e due misure? No, molto peggio: la consapevolezza che le guerre degli alleati si coprono, mentre quelle necessarie a rinsaldare il potere interno si alimentano con ogni pretesto.
E così, mentre a Gaza continua un genocidio e in Medio Oriente la polveriera esplode senza che nessuno osi davvero prendere posizione, ecco che contro Putin si alza l’indignazione di facciata. “La Russia non ci farà paura, la NATO è unita e risponderà con forza”, tuona il cancelliere tedesco, dimentico del fatto che il suo Paese è ormai ostaggio delle scelte energetiche fatte proprio in nome della fedeltà cieca a Washington. “L’Europa deve prepararsi a un conflitto lungo”, aggiunge la presidente della Commissione, con quella voce metallica che sembra più un’eco della Casa Bianca che un pensiero europeo autonomo.
E l’Italia? Noi non potevamo mancare. Il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si indigna perché una deputata osa dargli dell’asservito a Israele. Come se non fosse davanti agli occhi di tutti la sua prostrazione, la sua fedeltà quasi liturgica a Tel Aviv. Lui si scandalizza, ma non si scandalizza dei bombardamenti, non si scandalizza dei bambini morti sotto le macerie, non si scandalizza dell’assenza totale di iniziativa diplomatica italiana. Si scandalizza per una parola. E con quella parola ci mostra la misura esatta del vuoto politico che rappresenta.
Preparatevi, dunque. Tirate giù dal solaio gli scarponi che vostro nonno usava al fronte, lucidateli e indossateli. L’Europa chiama, e lo fa come sempre: a colpi di propaganda, di frasi altisonanti, di indignazione a comando. Non importa se la minaccia è reale o inventata, se i droni erano di Putin, di qualche trafficante di armi o di chiunque altro. Importa solo preparare i popoli a una guerra che non hanno scelto e non vogliono.
E allora sì, l’Europa chiama. Ma non chiama per costruire pace, giustizia, libertà. Chiama per riscrivere un copione che conosciamo bene: quello in cui i veri guerrafondai non stanno a Mosca, ma siedono comodi nelle capitali europee, pronti a sacrificare ancora una volta i cittadini in nome della loro retorica vuota e della loro cieca obbedienza.
Raimondo Schiavone















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