Non quelle sventolate spontaneamente da folle entusiaste accorse da mezzo mondo per assistere alla presunta rivoluzione velica del Mediterraneo. Quelle, in realtà, le abbiamo cercate invano per giorni nelle aree “dedicate”, dedicate soprattutto al vuoto cosmico e alle riprese televisive studiate con grande attenzione per evitare inquadrature troppo sincere.
No.
Le bandierine di domani saranno nelle mani dei bambini delle scuole.
Perché quando il mercato non risponde, si manda la circolare agli istituti scolastici. Quando i turisti stranieri non arrivano in massa, si portano gli studenti. Quando il famoso “boom” turistico si schianta contro un misero +2% aeroportuale, si riempie il silenzio con le quarte elementari.
È una tecnica antica, quasi raffinata nella sua semplicità. Xi Jinping la utilizza da anni durante le visite ufficiali: file ordinate di bambini sorridenti con bandierine colorate fanno sempre scena. Creano atmosfera. Sembrano entusiasmo popolare. Trasmettono calore umano e partecipazione spontanea.
Peccato che spontaneo non ci sia assolutamente nulla.
E così domani l’assessore Franco Cuccureddu attraverserà le strade di Cagliari accolto dalle bandierine.
Ci saranno sorrisi, telecamere, collegamenti in diretta, dichiarazioni solenni sull’“entusiasmo della città” e sulla “grande risposta dei sardi”.
Qualcuno parlerà persino di successo internazionale.
Nessuno dirà però che quelle bandierine sono state distribuite.
Nessuno dirà che i bambini erano lì nell’ambito di una gita scolastica organizzata.
Nessuno dirà che i voli aggiuntivi si contano sulle dita di una mano amputata.
Perché in Sardegna, ormai, la narrazione conta più della realtà.
Il comunicato stampa vale più del dato.
La fotografia vale più della cronaca.
L’inquadratura vale più della verità.
Sette milioni di euro di soldi pubblici.
Bambini con le bandierine.
Dirette televisive.
Applausi organizzati.
Un assessore sorridente.
Benvenuti nella Sardegna delle grandi operazioni d’immagine.
Dove il marketing ha definitivamente sostituito la realtà.
E dove, alla fine, l’unica cosa davvero piena restano le fatture.















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