Blog di Raimondo Schiavone e amici

La verità sul caso Piroddi e il dovere della memoria

Ho letto con attenzione la lettera di Angelo Abis sul quotidiano del Sud Sardegna. E devo dirlo con chiarezza, perché su certe vicende non possono esserci ambiguità: raccontare il caso di Maria Ausilia Piroddi come un presunto esempio di errore giudiziario significa offrire una rappresentazione parziale e fuorviante della realtà.
La realtà processuale è un’altra, ed è stata stabilita dai tribunali dello Stato dopo anni di indagini e di processi.
Maria Ausilia Piroddi è stata condannata all’ergastolo come mandante del duplice omicidio di Franco Pintus e Pierpaolo Demurtas.
Non una suggestione, non una tesi politica, ma una sentenza maturata attraverso tutti i gradi di giudizio.
In quella stessa vicenda sono stati condannati in via definitiva anche gli altri componenti del gruppo, individuati come organizzatori ed esecutori materiali di quei delitti. La giustizia ha quindi accertato l’esistenza di un disegno criminale e le responsabilità di chi lo ha realizzato.
Dire dunque che ci troviamo di fronte a un “caso controverso” è semplicemente sbagliato.
Io quella stagione l’ho vissuta. Non come osservatore distante, ma come protagonista della vita politica di Bari Sardo. In quegli anni ero consigliere comunale e mi candidai nella lista guidata da Salvatore Chiai, proprio contro quel sistema di potere politico e sindacale che ruotava attorno alla figura della Piroddi.
Ricordo perfettamente il clima che si respirava in paese.
Un clima pesante, fatto di tensioni politiche, intimidazioni, attentati. Bari Sardo viveva una stagione oscura della propria storia civile, e molti di noi scelsero di non piegare la testa.
In quella stagione avvennero fatti gravissimi. Tra questi, l’omicidio di Franco Pintus, una vicenda che ho raccontato anche nei miei articoli e nei miei lavori di ricostruzione storica. Pintus non è una nota a margine di questa storia: è una delle vittime di quella spirale di violenza che segnò profondamente la nostra comunità.
Parlare oggi del caso Piroddi senza ricordare Franco Pintus significa rovesciare il senso della memoria.
Perché prima di ogni discussione giuridica o politica c’è una realtà semplice: ci sono stati due omicidi.
E su quei due omicidi la giustizia italiana ha individuato responsabilità precise.
Si può discutere di tutto, anche delle sentenze. Ma non si può cancellare la verità processuale e soprattutto non si può dimenticare chi ha perso la vita in quella stagione di violenza.
Per questo non posso accettare che questa vicenda venga trasformata nel racconto di una presunta persecuzione giudiziaria.
La storia giudiziaria parla chiaro: ergastolo per Maria Ausilia Piroddi come mandante del duplice omicidio.
Il resto appartiene alle narrazioni costruite negli anni. Ma chi ha vissuto quella stagione a Bari Sardo sa bene che non fu una pagina di fantasia.
Fu una pagina dura, dolorosa, segnata dal sangue.
E quando si parla di quella storia, la prima cosa da ricordare è Franco Pintus. Perché senza la sua memoria – e quella di chi ha pagato con la vita – ogni ricostruzione rischia di diventare non solo incompleta, ma profondamente ingiusta.
Raimondo Schiavone 

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