La storia si ripete e questa volta non ci sono scuse: la flottiglia di pace diretta verso Gaza, carica di aiuti e di simboli di solidarietà internazionale, è stata bloccata con la forza dalla marina israeliana. Navi che trasportavano medici, volontari, parlamentari e attivisti sono state circondate, intimidite e respinte come se fossero un pericolo, quando invece rappresentano solo la voce della coscienza del mondo. È la fotografia plastica di un potere coloniale che teme perfino l’arrivo di qualche tonnellata di medicinali e di grano più di quanto tema le armi: perché sa che la verità fa più paura delle bombe.
In Italia, intanto, le piazze si sono riempite. Da Milano a Palermo, da Roma a Cagliari, le manifestazioni spontanee hanno gridato l’indignazione di un popolo che non accetta di essere complice di un genocidio trasmesso in diretta. E mentre i cittadini mostrano ancora una volta di avere una coscienza, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rilasciato dichiarazioni che gridano vendetta. Parole fredde, scandalose, piegate al ricatto politico di Tel Aviv e Washington. La Meloni parla di “ordine pubblico”, di “responsabilità internazionale”, ma dimentica che la vera responsabilità è quella di non voltarsi dall’altra parte quando i bambini vengono massacrati e quando i convogli umanitari vengono bloccati come fossero navi pirata.
Chi oggi scende in piazza non è un facinoroso, non è un provocatore: è un cittadino che non accetta che la propria democrazia diventi silenzio davanti alla barbarie. Qualsiasi forma di protesta popolare, dalle piazze gremite ai presidi davanti alle ambasciate, dai cortei alle bandiere issate sui balconi, è legittima. È un dovere civile, non solo un diritto costituzionale.
La flottiglia è stata fermata, ma il suo messaggio non lo fermerà nessuno: Gaza non è sola. E le piazze italiane lo confermano. Se chi governa non ha il coraggio di alzare la voce contro l’arroganza israeliana, allora spetta alla società civile colmare quel vuoto. È la voce del popolo che resta l’unico argine alla vergogna.
Oggi l’onore non è nelle stanze del potere, ma nelle strade e nel mare. Sulle onde di quelle navi che, anche fermate a forza, hanno già vinto.
Raimondo Schiavone















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