La terra promessa de sto cazzo. Ecco cosa resta di un’idea che i secoli e le religioni hanno ammantato di sacralità, e che invece oggi si riduce a un atto osceno di occupazione militare e politica. L’ennesimo atto assurdo del regime israeliano che, senza alcuna vergogna, si prende la Cisgiordania come se fosse cosa loro, come se la storia, il diritto e la dignità di un popolo potessero essere cancellati con un colpo di ruspa e un decreto del governo.
Ora basta. Basta con l’ipocrisia della “terra promessa”, che diventa promessa solo per alcuni e condanna per altri. Basta con il racconto tossico che giustifica colonie e apartheid con la Bibbia in mano e i carri armati sull’asfalto. La Cisgiordania è terra rubata, sottratta a chi ci vive, a chi coltiva campi, a chi sogna un futuro libero. È un furto continuo, sistematico, mascherato da sicurezza nazionale, benedetto da un Occidente complice che finge di non vedere.
Quello che accade oggi non è difesa, non è diritto, non è pace. È un sopruso legalizzato, un crimine elevato a sistema. Israele si prende la Cisgiordania e calpesta ogni concetto di giustizia. E allora sì, va detto senza fronzoli: la terra promessa de sto cazzo. Perché promessa non può essere mai sinonimo di oppressione, né di esproprio.
Ora basta.















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