Lui non chiede l’elemosina: la pretende.
Con la scusa della “missione istituzionale” si trova ospite in hotel a cinque stelle, perché — si sa — l’interesse collettivo si misura dal numero di cuscini memory foam presenti nella suite. I pranzi di lavoro sono cene gourmet, naturalmente accompagnate da vini pregiati. Alla salute del contribuente.
E non è mai solo: accanto a lui ci sono la moglie, i figli, qualche cugino e l’immancabile amico di famiglia, tutti improvvisamente investiti di un ruolo diplomatico indefinito. "È importante che anche loro comprendano le relazioni internazionali", dice, mentre sorseggiano champagne a Dubai o gustano aragosta in Costa Azzurra.
L’accattone istituzionale non conosce vergogna. Si atteggia a servitore dello Stato, ma in realtà serve solo se stesso e la sua cerchia. Ogni viaggio è una vacanza, ogni convegno un pretesto, ogni comitato un’occasione per ingrassare il portafoglio e il girovita.
Esempi? Eccone a bizzeffe. C’è chi parte per Miami a spese pubbliche per un convegno sul “valore dei ricci di mare nella dieta mediterranea”, salvo poi farsi immortalare a Broadway in prima fila al musical. Oppure chi vola alle a Parigi per una fantomatica conferenza sulle cozze sarde, rigorosamente alloggiando in hotel da mille euro a notte ma sta accompagnando il figlio al Campus della Sorbona. Senza dimenticare il seminario ad Amburgo sulle “strategie innovative per la raccolta differenziata” che si conclude, guarda caso, con una gita in catamarano per vedere le balene.
La cosa più grottesca è che spesso costoro si autoproclamano “paladini della legalità”. Parlano di sacrificio e dedizione, ma con la bocca ancora sporca di caviale. Predicano sobrietà, ma non scendono mai sotto la business class. Invocano il bene comune, ma praticano l’interesse privato.
Di solito si tratta di incapaci raccomandati da qualche parente o amico illustre che per levarselo di torno lo promuove in ruoli di rilievo.
E così la saga continua, capitolo dopo capitolo, a spese di chi paga le tasse. Un romanzo infinito in cui il protagonista è sempre lo stesso: l’accattone con la giacca stirata e il sorriso untuoso, che non chiede più le monetine in strada ma pretende viaggi, alberghi e cene stellate e si fa chiamare Professore.
Alla fine, la differenza tra l’accattone della piazza e quello del palazzo è solo una: il primo almeno non pretende di chiamarsi “onorevole” ma si fa rimborsare la tassa di soggiorno della amante.
Raimond
o Schiavone















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