Blog di Raimondo Schiavone e amici

La continuità della Repubblica Islamica: Mojtaba Khamenei e il futuro dell’Iran

Nel cuore di una delle fasi più drammatiche della storia recente del Medio Oriente, l’Iran ha scelto la sua nuova Guida Suprema. L’Assemblea degli Esperti ha designato l’ayatollah Mojtaba Khamenei, figlio del leader assassinato Ali Khamenei, come terza Guida Suprema della Repubblica Islamica. Una scelta che non è soltanto un passaggio istituzionale: è un messaggio politico, strategico e simbolico rivolto al mondo.
Dopo l’uccisione di Ali Khamenei nei raid congiunti di Stati Uniti e Israele del 28 febbraio 2026, Teheran si trovava davanti a un bivio storico: aprire una fase di transizione incerta oppure consolidare la continuità della propria rivoluzione politica e religiosa. La decisione presa va chiaramente nella seconda direzione.
Mojtaba Khamenei ha 56 anni, è nato a Mashhad nel 1969 e appartiene alla generazione cresciuta all’ombra della rivoluzione islamica del 1979. Fin da giovane ha partecipato alla guerra Iran-Iraq e successivamente ha intrapreso gli studi religiosi nel seminario sciita di Qom, uno dei centri più importanti della teologia islamica. Non è mai stato un leader mediatico. La sua figura è sempre rimasta volutamente discreta, quasi silenziosa. Ma proprio questa discrezione lo ha reso negli anni uno degli uomini più influenti nei corridoi del potere iraniano.
Per oltre vent’anni ha gestito l’accesso all’ufficio della Guida Suprema, ha seguito dossier politici delicatissimi e ha costruito una rete di rapporti solidi con il sistema militare e con i Pasdaran, le Guardie Rivoluzionarie che rappresentano una delle colonne portanti dello Stato iraniano. Chi conosce la struttura del potere a Teheran sa bene che spesso le figure più decisive non sono quelle che parlano di più, ma quelle che muovono le leve della stabilità.
La sua elezione arriva in un momento in cui la Repubblica Islamica si trova sotto una pressione militare e politica enorme. Ed è proprio per questo che la scelta della continuità appare quasi inevitabile. Nei momenti di crisi esistenziale gli Stati non cambiano identità: la rafforzano.
L’Iran ha deciso di affidarsi a un leader che rappresenta la prosecuzione della linea strategica costruita negli ultimi decenni: indipendenza nazionale, rifiuto delle pressioni occidentali e difesa di un modello politico che unisce religione, sovranità e orgoglio nazionale.
Molti osservatori occidentali hanno definito questa successione “dinastica”. È una lettura superficiale, tipica di chi continua a guardare il Medio Oriente con le categorie della politica europea. In Iran la legittimità non deriva soltanto dalla procedura formale ma anche dalla continuità rivoluzionaria, dal consenso delle istituzioni religiose e dal rapporto con le strutture di difesa dello Stato.
L’Assemblea degli Esperti ha ritenuto che Mojtaba Khamenei fosse la figura più adatta a garantire unità e stabilità in un momento in cui il Paese affronta una sfida storica. Il messaggio che arriva da Teheran è molto chiaro: la morte di un leader non interrompe il progetto politico della Repubblica Islamica.
La nuova Guida Suprema eredita un Paese sotto attacco ma anche profondamente mobilitato. L’Iran resta una potenza regionale con una forte identità politica, una rete di alleanze nel Medio Oriente e una popolazione abituata a vivere sotto pressione internazionale.
La strategia che probabilmente vedremo nei prossimi anni non sarà quella della resa ma quella della resilienza: rafforzamento interno, deterrenza militare e consolidamento delle relazioni con tutti quei Paesi che negli ultimi anni hanno messo in discussione l’ordine geopolitico dominato dall’Occidente.
La scelta di Mojtaba Khamenei, dunque, non rappresenta una svolta improvvisa ma la prosecuzione di un percorso. Un segnale che la Repubblica Islamica vuole continuare a esistere con la propria identità, senza piegarsi alle pressioni esterne.
È la logica della continuità.
Ed è probabilmente proprio questo il messaggio più forte che Teheran ha voluto inviare al mondo.
Raimondo Schiavone 

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