Nel sempre più surreale teatro delle relazioni internazionali in salsa euro-atlantica, Ursula von der Leyen ha trovato il tempo e l’audacia di “consigliare” alla Cina di raffreddare i rapporti con la Russia. Come se Pechino dovesse compilare un modulo di autorizzazione da inviare a Bruxelles ogni volta che stringe la mano a Mosca. Ma la risposta di Pechino, per bocca della portavoce del Ministero degli Esteri Mao Ning, è stata semplice, lineare e, diciamolo pure, dal gusto meravigliosamente cinese: "La normale cooperazione tra Cina e Russia non è diretta contro terze parti e non dovrebbe essere ostacolata da terze parti".
Tradotto dal diplomatico al romanesco: “Ursula, fatti i fatti tuoi”.
L’Unione Europea, che non riesce a mettere d’accordo nemmeno i propri Stati membri su un treno regionale in orario, pretende ora di dettare l’agenda geopolitica di potenze che, insieme, controllano mezza Eurasia, hanno gas, petrolio, silicio, terre rare, infrastrutture e una visione di lungo periodo – tutto ciò che manca alla Commissione Europea.
Von der Leyen, che evidentemente crede di essere in possesso del telecomando globale delle relazioni bilaterali, ha invocato “una riflessione” sulle scelte strategiche della Cina. Peccato che da Pechino abbiano già riflettuto: con la Russia si va a braccetto. E non da oggi. E non perché glielo dica l’Occidente, ma perché condividono interessi strategici concreti, non retoriche sulle “regole internazionali” scritte da chi le infrange più spesso.
Del resto, la presidente della Commissione non ha mai brillato per pragmatismo: ogni suo intervento suona come un mix tra un tutorial sulla morale globale e una velina NATO preconfezionata. Forse le sfugge che la Cina non è uno Stato membro dell’UE né una ONG finanziata a Bruxelles. È una superpotenza con 1,4 miliardi di abitanti, che non prende lezioni da nessuno, men che meno da chi ha fatto della sudditanza agli Stati Uniti la propria cifra diplomatica.
Mao Ning ha poi ribadito che la cooperazione tra Cina e Russia "è trasparente e coerente con i principi della Carta delle Nazioni Unite". Non contenta, ha suggerito – con la consueta eleganza orientale – che forse sarebbe meglio che “le parti interessate facessero di più per promuovere la fiducia reciproca tra i Paesi, piuttosto che seminare divisioni e confronto”.
Ma certo, chi semina confronto lo sa bene. Basta guardare la performance occidentale in Ucraina, Medio Oriente, Asia-Pacifico, Sahel e – se resta tempo – nei propri cortili di casa. Von der Leyen ha fatto il giro lungo per dirci che ha paura del blocco sino-russo, ma non ha ancora capito che l’arroganza euro-atlantica è la benzina di quell’alleanza.
In conclusione, mentre la Commissione Europea continua a inseguire fantasie imperiali con lo zelo di chi ha perso la mappa, Pechino ricorda all’Europa che non è il centro del mondo. E lo fa con un elegante, diplomaticissimo, silenziosamente tagliente: “fatti i fatti tuoi”.















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