Blog di Raimondo Schiavone e amici

La bugia come politica estera: Meloni legittima l’illecito e umilia l’Italia

Abbiamo una Presidente del Consiglio che, con un giro di parole studiato e una retorica da conferenza stampa, finisce per legittimare l’intervento militare statunitense in Venezuela e il rapimento del presidente legittimo Nicolás Maduro. Non lo dice frontalmente – non ne avrebbe il coraggio – ma lo suggerisce, lo normalizza, lo assolve con la solita formula ipocrita: “preoccupazione per la stabilità”, “difesa della democrazia”, “diritti umani”. Parole vuote, usate come foglie di fico per coprire un fatto gravissimo: un atto di forza contro la sovranità di uno Stato.
Le dichiarazioni di Giorgia Meloni, nelle quali evita accuratamente di condannare l’azione americana e si limita a richiamare generici “valori occidentali” e la necessità di “responsabilità internazionale”, sono una presa in giro degli italiani. Quando una leader tace sulla violazione del diritto internazionale, quando non pronuncia la parola “condanna” davanti a un’operazione armata e a un sequestro politico, sta scegliendo una parte. E quella parte non è l’Italia, non è l’Europa dei trattati, non è l’ONU: è la parte del più forte.
Ridicola è la torsione semantica con cui si tenta di trasformare un’azione militare in “pressione diplomatica”, un rapimento in “azione di sicurezza”, una guerra coloniale in “difesa della democrazia”. È la stessa neolingua che giustifica tutto purché lo facciano gli amici di Washington. Gli stessi criteri che diventano improvvisamente elastici quando a violarli sono gli Stati Uniti d’America. Se a farlo fosse stato chiunque altro, avremmo visto sanzioni, risoluzioni, indignazione a reti unificate.
E invece no. Con il suo silenzio assordante e le sue frasi di circostanza, Meloni avalla. Avalla l’idea che il petrolio giustifichi tutto. Avalla l’idea che la sovranità sia un optional per i Paesi non allineati. Avalla l’idea che un presidente eletto – Nicolás Maduro – possa essere trattato come un bandito qualunque se non obbedisce.
Questa non è realpolitik. È servilismo. È l’abdicazione totale a qualsiasi autonomia di giudizio. È l’Italia ridotta a nota a piè di pagina dei comunicati altrui. E fa sorridere amaramente sentir parlare di “interesse nazionale” da chi, nei fatti, accetta che il diritto internazionale venga calpestato purché il piede sia quello giusto.
La verità è semplice e per questo insopportabile: agli italiani viene raccontata una favola. Una favola in cui le bombe diventano buone, i rapimenti diventano necessari, e le bugie diventano comunicazione istituzionale. È una vergogna politica e morale. E chi oggi la difende, domani non avrà alcuna credibilità quando invocherà regole, pace e legalità. Perché le regole o valgono sempre, o non valgono mai.
Raimondo Schiavone 

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