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n un momento drammatico per la Striscia di Gaza, con una crisi umanitaria devastante e un conflitto che continua a mietere vittime civili, la Sardegna diventa all’improvviso teatro di un incontro segreto, blindato, eppure esplosivo. Secondo fonti autorevoli confermate da Axios, Ansa e altri media internazionali, oggi si tiene in Sardegna un incontro trilaterale tra l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il ministro israeliano Ron Dermer e il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, con l’obiettivo di sbloccare l’accordo per un cessate il fuoco a Gaza e discutere del rilascio di ostaggi e della creazione di un corridoio umanitario.
Fin qui il copione diplomatico. Ma c’è un dettaglio che nessun media italiano ha ancora il coraggio di affrontare con la dovuta onestà: perché proprio la Sardegna? Dove si svolge esattamente questo incontro? E soprattutto, la presidente della Regione Alessandra Todde era stata informata?
A oggi, nessuna comunicazione ufficiale è stata rilasciata dalla Regione Sardegna. Non un comunicato, non una parola. E questo, nel contesto di un’operazione internazionale che coinvolge due dei soggetti più controversi della geopolitica contemporanea – Israele, accusato di crimini di guerra da più di un tribunale internazionale, e Hamas, responsabile a sua volta di gravi atti terroristici – non è accettabile.
Voci informali parlano di una base militare come sede possibile dei colloqui. Quale? Decimomannu? La Maddalena? Teulada? E allora la domanda sorge spontanea e bruciante: in quale base militare sarda stiamo ospitando rappresentanti di un governo – quello israeliano – che oggi è sotto accusa per crimini contro l’umanità, per il massacro deliberato della popolazione civile di Gaza, per la distruzione sistematica di ospedali, scuole e centri Onu?
La Sardegna, storicamente terra di pace e di accoglienza, rischia di diventare terra di complicità diplomatica, se non vi sarà chiarezza. Perché questo summit è stato spostato da Roma a una località segreta nell’isola? Forse per proteggere Netanyahu & co. dall’attenzione mediatica? O per evitare proteste e contestazioni, inevitabili se fossero sbarcati all’aeroporto di Fiumicino?
In tutto questo, la presidente Todde tace. Forse non sapeva? Sarebbe grave. Forse sapeva ma ha scelto di non esporsi? Ancora più grave. È legittimo allora chiedersi: è giusto che il nostro territorio venga utilizzato come luogo neutro per trattare la “pace” con chi la sta sabotando con i bombardamenti su civili?
Siamo davvero sicuri che in questo momento storico attirare l’attenzione del mondo sulla Sardegna per un incontro di questo tipo sia un bene? O non rischiamo piuttosto di essere ricordati come la terra che ha ospitato i carnefici travestiti da diplomatici?
In un tempo in cui la verità si piega alle esigenze della “ragion di Stato”, è nostro dovere come cittadini – e il dovere di chi ci governa – chiedere trasparenza, chiarezza e, soprattutto, rispetto per la dignità della Sardegna. Perché la nostra isola non diventi l’ennesima pedina silenziosa nelle mani dei potenti di turno.















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