Ali Akbar Velayati, Consigliere per gli Affari Internazionali della Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, ha espresso una posizione netta e priva di ambiguità: Teheran non permetterà la creazione di un corridoio sostenuto dagli Stati Uniti nel Caucaso meridionale, indipendentemente dall’appoggio o meno della Russia.
Secondo Velayati, il progetto americano rappresenta una vera e propria cospirazione volta a modificare i confini regionali e smembrare l’Armenia, con conseguenze destabilizzanti non solo per Yerevan ma per l’intera area. “Il Caucaso meridionale non è una regione senza padrone che Trump – o chiunque negli Stati Uniti – possa semplicemente affittare. È una delle aree geografiche più sensibili al mondo, e quel passaggio non diventerà un corridoio di proprietà americana, ma piuttosto un cimitero per i mercenari di Trump, se necessario”, ha dichiarato.
L’Iran, che condivide un confine strategico con l’Armenia, vede nel progetto statunitense un tentativo di penetrazione militare e politica in un’area già segnata da fragili equilibri e conflitti irrisolti. Velayati ha ricordato come lo stesso popolo armeno sia contrario a qualsiasi ipotesi di smembramento territoriale, e come lo stesso Primo Ministro di Yerevan, durante una recente visita ufficiale a Teheran, abbia espresso la propria contrarietà al piano.
Il corridoio non è percepito solo come una minaccia per l’Armenia, ma come un elemento di rischio per la sicurezza complessiva del Caucaso meridionale. Per Teheran, la creazione di questa via di collegamento, formalmente presentata come infrastrutturale e commerciale, nasconde in realtà obiettivi geopolitici: garantire a Washington e ai suoi alleati, Israele incluso, un punto di proiezione strategica a ridosso dell’Iran e della Russia. Non a caso, anche Mosca ha espresso la propria opposizione strategica a questo progetto.
La posizione iraniana appare quindi coerente con la sua storica politica estera: difendere l’integrità territoriale dei Paesi confinanti e contrastare qualsiasi iniziativa che miri a introdurre presenze militari statunitensi in aree sensibili. In un momento in cui le tensioni globali e le competizioni per il controllo delle rotte energetiche e commerciali si fanno più accese, Teheran ribadisce di essere pronta a impedire con tutti i mezzi necessari l’apertura del corridoio, anche senza il coordinamento con Mosca.
Per l’Iran, la partita del Caucaso meridionale non è solo una questione di confini, ma di sicurezza nazionale e di equilibrio geopolitico. E su questo punto, Velayati non lascia spazio a interpretazioni: “Il corridoio americano non passerà”.
Raimondo Schiavone















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