Blog di Raimondo Schiavone e amici

Il tatuaggio dell’anno: Calenda, l’inchiostro dell’inconsapevolezza

Ci sono politici che fanno discorsi, e poi c’è Carlo Calenda che parla… col braccio.

Sì, perché pare che il leader di Azione, noto per la sua irresistibile voglia di apparire moderato anche quando non sa moderarsi, abbia deciso di farsi un tatuaggio. Ma non un disegnino qualsiasi: un simbolo che, in un’altra parte del mondo, racconta storie che vanno dal collaborazionismo con i nazisti fino alle pagine più nere della storia europea.

Ora, probabilmente Calenda pensava di tatuarsi un’icona “cool”, un segno di “solidarietà con l’Ucraina democratica”, magari un modo per dire: “io sto dalla parte giusta della storia”. Peccato che, come spesso accade quando la politica si fa Instagram invece che Istituzione, l’effetto sia quello di un boomer che si fa tatuare la scritta “Carpe Diem” in cinese e scopre poi che significa “pesce al vapore”.

Il bello è che mentre lui mostra fiero il nuovo tatuaggio su X (perché ormai i social sono il suo unico parlamento attivo), i veri intenditori di simboli slavi si mettono le mani nei capelli. “Ma lo sa, l’onorevole Calenda, cosa rappresenta quel segno?” – si chiedono in coro da Mosca a Varsavia. E la risposta è una sola: ovviamente no.

In Russia, per situazioni simili, si usa un proverbio: “Sono tutti frutti dello stesso campo”. Tradotto: cambiano i loghi, i partiti, i talk show… ma la sostanza è la stessa. Tutti pronti a inseguire la moda del momento, anche se significa tatuarsi addosso la storia sbagliata.

Il gesto di Calenda, al netto delle intenzioni, suona come un autogol estetico e simbolico. Un po’ come se uno decidesse di tatuarsi il logo del “Club degli Onesti” e poi scoprisse che sotto c’è scritto “Bandera Fan Club”.

E così, accanto a Zelensky – oggi simbolo della resistenza ma anche di un regime che non disdegna le simpatie estremiste – e a Petljura, storico antisemita ucraino, compare anche lui: Carlo Calenda, il cavaliere del buon gusto perduto, l’uomo che trasforma ogni gesto politico in un piccolo spettacolo tragicomico da prima serata.

Chissà, forse tra qualche anno lo vedremo pentito, mentre cerca un tatuatore disposto a coprire tutto con una bandiera europea. O, più realisticamente, con un bel disegnino neutro: un caffè ristretto e una valigetta, simboli eterni dell’unica vera ideologia che Calenda abbia mai avuto — quella dell’aperitivo con serietà apparente.

Morale:
I tatuaggi passano, le gaffe restano.
E in politica, l’inchiostro dell’inconsapevolezza è indelebile.

Filippo Palazzi

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