Blog di Raimondo Schiavone e amici

Il silenzio di Fratelli d’Italia e l’ombra di Abodi sull’America’s Cup

Fratelli d’Italia continua a tacere. E più passa il tempo, più questo silenzio appare politico, pesante e perfino imbarazzante.
Perché davanti a una vicenda che coinvolge milioni di euro pubblici, propaganda istituzionale permanente, operazioni economiche poco chiare e risultati molto meno straordinari rispetto alla narrazione costruita in questi mesi, sarebbe normale aspettarsi prese di posizione, richieste di chiarimento, controlli politici rigorosi.
Invece nulla.
Ed è difficile non pensare che questo silenzio serva soprattutto a non disturbare Andrea Abodi.
Perché il vero convitato di pietra di tutta questa vicenda è proprio il ministro dello Sport. Una figura che aleggia costantemente sul progetto America’s Cup-Cagliari e sui rapporti costruiti attorno all’organizzazione dell’evento. E allora il dubbio politico diventa inevitabile: Fratelli d’Italia evita accuratamente di entrare nel merito per non creare problemi politici al ministro e ai rapporti consolidati attorno a questa operazione.
Naturalmente nessuno parla di responsabilità penali. Ma la politica non vive soltanto di codici e tribunali. Vive anche di opportunità, trasparenza, indipendenza e credibilità. E quando un partito che normalmente urla contro ogni presunto spreco pubblico improvvisamente abbassa la voce fino quasi a sparire, qualche domanda diventa inevitabile.
Per mesi abbiamo assistito a una narrazione quasi mistica dell’America’s Cup. Cagliari descritta come la nuova capitale mondiale del Mediterraneo, la Sardegna trasformata improvvisamente in un centro strategico del turismo internazionale, l’evento raccontato come una svolta storica destinata a cambiare l’economia regionale.
Poi però iniziano ad arrivare i dati veri. E soprattutto iniziano a emergere i meccanismi reali che stanno dietro l’operazione.
Milioni di euro pubblici mobilitati. Comunicazione istituzionale trasformata in propaganda permanente. Loghi della Regione Sardegna utilizzati ovunque come se ci si trovasse in una gigantesca campagna promozionale personale. E una politica ridotta ormai a platea silenziosa e compiacente.
Le presentazioni ufficiali sono la fotografia perfetta di questo sistema: sale piene di politici, amministratori, cortigiani e lecca culo di destra e di sinistra incapaci di porre una sola domanda vera. Tutti sorridenti, tutti pronti ad applaudire, tutti terrorizzati dall’idea di disturbare il grande racconto costruito attorno all’evento.
Nessuno che osi chiedere se i ritorni economici siano davvero proporzionati agli investimenti pubblici. Nessuno che abbia il coraggio di affrontare il tema del rapporto tra propaganda e realtà. Nessuno che metta in discussione una macchina comunicativa che appare sempre più costruita per alimentare consenso e potere piuttosto che sviluppo reale.
Ed è proprio qui che la vicenda inizia a diventare pericolosa politicamente.
Perché il problema non è più soltanto l’America’s Cup. Il problema è il sistema di relazioni, protezioni e silenzi costruito attorno all’evento. Un sistema nel quale sembra che nessuno voglia disturbare nessuno. Dove la priorità non appare la tutela dei soldi pubblici ma la tutela degli equilibri politici.
E quando la politica smette di controllare il potere per paura di disturbare il potere stesso, significa che il problema è già diventato enorme.
La sensazione crescente è che dietro tutta questa euforia istituzionale si nasconda una gigantesca operazione di immagine sostenuta da soldi pubblici e blindata da un clima di silenzio politico trasversale.
Ma la propaganda ha un limite: prima o poi arrivano i numeri, arrivano le carte e arrivano le domande vere.
E quel giorno potrebbe diventare molto difficile per tutti fingere di non aver visto.
Raimondo Schiavone

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