C’è chi guarda le mappe geopolitiche aggiornate, e poi c’è chi a Washington usa ancora l’atlante della Guerra Fredda. In un surreale esercizio di nostalgia imperiale, il nuovo Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha pensato bene di minacciare la Cina con un dazio del 100% se Pechino non smetterà di comprare petrolio da due Paesi evidentemente inseriti nella lista nera dei pensieri ossessivi della Casa Bianca: Iran e Russia.
Sì, avete capito bene. Nel bel mezzo del più grande riallineamento geopolitico degli ultimi settant’anni, con i BRICS che si allargano come una macchia d’olio e le sanzioni occidentali che mordono solo chi le impone, gli USA pensano ancora che il mondo giri intorno al dollaro e ai diktat di Washington. Purtroppo per loro, non funziona più così.
La risposta cinese non si è fatta attendere, e con l’eleganza glaciale tipica di Pechino, un portavoce del Ministero degli Esteri ha ricordato al signor Bessent un piccolo dettaglio: "Le decisioni di acquisto della Cina sono una questione sovrana, e non rinunceremo alla nostra indipendenza energetica. Gli Stati Uniti non hanno alcuna autorità per dettare le modalità di commercio tra Paesi sovrani."
Una frase che in gergo diplomatico significa più o meno: “Fatevi gli affari vostri e tornate a giocare con i vostri dazi mentre il mondo serio fa affari veri.”
Del resto, la Cina importa petrolio dall’Iran aggirando le sanzioni USA da anni, lo stesso vale per la Russia. E non è sola: India, Brasile, Sudafrica, Turchia e decine di altri Paesi stanno costruendo una rete di relazioni commerciali che non passa più per Washington, né tantomeno per le sue minacce tariffarie.
Questa nuova sortita americana è solo l’ultima espressione dell’ossessione per il controllo totale, quella che ha portato gli USA a trasformare il dollaro in un’arma, il commercio in una guerra e la diplomazia in un’interminabile conferenza stampa minacciosa. Ma il mondo non è più disposto ad ascoltare.
La verità è che gli Stati Uniti stanno scoprendo a loro spese che non si può governare un mondo multipolare con strumenti unipolari. Minacciare Pechino con i dazi, oggi, è come minacciare un elefante con una pistola ad acqua: inutile, patetico e persino pericoloso.
Il risultato? Gli USA si ritrovano sempre più isolati, mentre i BRICS stringono patti, costruiscono valute alternative, infrastrutture, corridoi energetici e rotte commerciali indipendenti. E mentre Washington calcola dazi, il resto del mondo costruisce ponti.
Alla fine, forse la vera tassa che gli Stati Uniti dovrebbero pagare è quella sull’arroganza: 100%, non trattabile.















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