Blog di Raimondo Schiavone e amici

Il mistero Tajani: possibile che Berlusconi abbia scelto proprio lui?

C’è un enigma politico che prima o poi qualcuno dovrà studiare con metodo scientifico: com’è possibile che Silvio Berlusconi abbia scelto Antonio Tajani?
Berlusconi, piaccia o no, aveva una qualità indiscutibile: fiuto politico. Amava i protagonisti, quelli che entravano nella stanza e cambiavano l’aria. Gente che sapeva stare sul palco della politica internazionale.
E invece oggi, mentre il mondo attraversa una delle fasi più pericolose degli ultimi decenni con la guerra tra Stati Uniti-Israele e Iran, l’Italia sembra affidata a una diplomazia che potremmo definire… domestica.
Negli ultimi giorni Tajani ha regalato una serie di dichiarazioni che difficilmente entreranno nei manuali di geopolitica, ma certamente potrebbero entrare in quelli di comicità involontaria.
Prima la teoria secondo cui l’Iran avrebbe “provocato” gli attacchi americani e israeliani. Una posizione curiosa: una sorta di nuova dottrina internazionale secondo cui, se qualcuno ti bombarda, probabilmente hai fatto qualcosa per meritartelo.
Poi la famosa iniziativa diplomatica della telefonata a tutti per dire “basta, fermiamoci qua”. Un metodo semplice, quasi geniale: anni di diplomazia mondiale spazzati via da una telefonata.
Ma il capolavoro è arrivato quando, parlando dei rischi di attacchi con droni, il ministro degli Esteri ha praticamente consigliato ai cittadini italiani di stare lontani dalle finestre.
Un consiglio prezioso.
La geopolitica spiegata come un bollettino della protezione civile.
Missili, droni, escalation militare in Medio Oriente… e la risposta della diplomazia italiana sembra quella che darebbe una nonna prudente durante un temporale: “State lontani dai vetri”.
Ora, sia chiaro: Tajani è sicuramente una persona educata, istituzionale, garbata. Ma la politica internazionale raramente si decide con la buona educazione.
E qui nasce il vero enigma.
Berlusconi era un politico che amava sedersi ai tavoli dei grandi: parlava con Putin, con Bush, con Gheddafi, con Erdogan. Lo faceva con il suo stile, discutibile quanto si vuole, ma sempre da protagonista.
Tajani invece sembra interpretare l’Italia come una presenza discreta nel corridoio della diplomazia mondiale. Una figura che entra, saluta educatamente, e poi invita tutti alla calma.
In un mondo dove i leader parlano di deterrenza nucleare e strategie globali, l’Italia sembra proporre una nuova dottrina: la diplomazia delle finestre chiuse.
E allora la domanda torna inevitabile.
Davvero Berlusconi aveva immaginato questo quando scelse Tajani?
Oppure Tajani era semplicemente quello che, durante le riunioni, teneva in ordine i fascicoli mentre il capo faceva politica?
Il dubbio resta.
E forse è l’unica cosa davvero chiara in tutta questa storia.
Raimondo Schiavone 

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