Blog di Raimondo Schiavone e amici

IL MIO OSSERVATORIO (6529). Che confusione… sarà perché ti amo!

La prima edizione di Ichnos. International Sardegna Awards doveva essere la grande vetrina per la Sardegna nel mondo. In realtà, almeno a leggere i toni entusiastici di certi cronisti, sembra più un fotoromanzo patinato che un premio di giornalismo.

Si parte dal luogo: il Forte Village di Pula. Ci tengono a ricordarci che dista “40 km da Cagliari”, come se fosse un’informazione essenziale per capire l’evento. Ma il punto vero è un altro: il resort è diretto da Lorenzo Giannuzzi, calabrese, e da lì proviene anche Domenico Bagalà, fresco di nomina di Salvini all’Autorità Portuale. Nazionalità, provenienze e residenze sembrano improvvisamente diventare più importanti della qualità del giornalismo,  non il cv o le capacità imprenditoriali

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Il programma? Venerdì 26 settembre dibattito sulla libertà di informazione (un evergreen buono per tutte le stagioni), seguito dall’ospite d’onore Giuseppe Conte, intervistato da Luciano Tancredi, neo direttore della Nuova Sardegna. Lo stesso quotidiano che, pochi giorni fa, dedicava due pagine intere alla Presidente Alessandra Todde. Che casualità!

Il giorno dopo, 27 settembre, sfilata di star e comprimari: il ministro Giuli, la presidente della Vigilanza Rai Barbara Floridia e, tra gli altri, Virginia Saba, oggi nella comunicazione di Aeroitalia ma presentata soprattutto come “ex compagna di qualcuno”. Perché mai basterebbe il curriculum quando puoi aggiungere un tocco di gossip da rotocalco.

Ma non finisce qui. L’organizzazione porta il marchio “Ichnos”, nome greco dell’isola: suggestivo, certo, se non fosse che la società è domiciliata a… Ischia. Perché fare un premio “sardo” con base sarda era troppo banale. Meglio affidarsi alla Fondazione dei fratelli Valentino, già registi del premio internazionale di Ischia. Dove, guarda caso, pochi mesi fa è stato premiato come giovane comunicatore dell’anno Jacopo Gasparetti, portavoce della stessa Presidente Todde. L’amore, alla fine, è sempre per lui.

Morale: in un tripudio di notiziole geografiche, biografie private, provenienze regionali e relazioni sentimentali, si perde di vista l’unico dettaglio che davvero contava: quanto pagano i contribuenti sardi per tutto questo carosello? La cifra non è nota, e forse è meglio così.

Più che un premio di giornalismo, sembra un spot pubblicitario con finale da giullare di palazzo. Ma tanto paga Pantalone. E a noi, alla fine, resta solo un ritornello da canticchiare:

Che confusione, sarà perché ti amo…

Raimondo Schiavone 

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