Blog di Raimondo Schiavone e amici

IL METODO GUERRINI. Come si demolisce un avversario senza argomenti

Non conosco personalmente Francesco Mura. Non sono un elettore di Fratelli d’Italia. E non ho alcun interesse a difendere una parte politica che, anzi, ho spesso criticato. Ma una cosa mi è chiara: c’è un modo di fare giornalismo e polemica politica che non ha nulla a che vedere né con la verità né con il dovere di informare. È il metodo Guerrini. Ed è ora di denunciarlo.

Il “metodo” è semplice quanto tossico: prendere un nome, cucirgli addosso una narrazione insinuante, infilarci mezze frasi, allusioni e battute velenose, mai basate su dati certi, ma sempre capaci di insinuare il sospetto. Poi si mescola tutto con un po’ di pettegolezzo da corridoio politico, una spolverata di finta ironia, e il danno è fatto. L’obiettivo? Delegittimare l’uomo, non discutere le idee.

Nel caso di Francesco Mura, il trattamento è addirittura sistematico: Guerrini ne parla da mesi, in maniera ossessiva e continua, senza mai entrare nel merito di un singolo contenuto politico, di una proposta, di una dichiarazione. Nulla. Solo attacchi personali, insinuazioni sul suo ruolo in Fratelli d’Italia, ironie sul suo concorso vinto nell’Areus, frecciate velenose su chi lo sostiene e chi no. Tutto perfettamente coerente con il copione: strumentalità e denigrazione, mai confronto sulle idee.

Il crimine di Mura, secondo il cronista da tastiera, sarebbe quello di aver vinto un concorso pubblico – a quanto pare regolare – in un’azienda sanitaria. Ma poiché i primi undici candidati hanno rinunciato (sarebbe interessante sapere perché, ma non lo si dice), l’accusa diventa: “è arrivato ultimo”. Capite il trucco? È come dire che un atleta che corre una maratona in dodici persone e arriva dodicesimo perché gli altri si fermano, non è il vincitore ma “l’ultimo”. Falsa ironia, vera malafede.

Ecco un altro caposaldo del metodo Guerrini: la demolizione personale travestita da analisi politica. Non si parla mai di progetti, visione, proposte. Si punta sempre sulla delegittimazione umana, sulla ridicolizzazione. È un gioco cinico, ma pericoloso: perché inquina il dibattito democratico e trasforma ogni ambizione legittima in un’occasione per il linciaggio.

Il metodo si ripete da anni, su nomi diversi, con lo stesso schema. È l’arte sottile dell’insinuazione: “non ha il sostegno di tutto il partito”, “è nelle grazie di…”, “si è conquistato il posto…”. Sempre con quel tono da pettegolezzo malevolo, da bar di periferia travestito da editoriale politico.

Io non so se Francesco Mura sarà un buon candidato, né mi interessa ora discuterne. Ma so che chi lo vuole criticare dovrebbe avere il coraggio di farlo su contenuti veri, e non su insinuazioni codarde. Perché è troppo comodo spacciarsi per osservatori imparziali mentre si usa la penna come un’arma da macello.

C’è una parola, una sola, per tutto questo: squalifica. Non di Mura, ma di chi pretende di giudicarlo senza argomenti.
E se questo è giornalismo, allora chi ama la verità ha il dovere di cambiare canale.

Raimondo Schiavone

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