In un tempo in cui il silenzio della diplomazia pesa come una colpa e le parole vuote delle istituzioni suonano come insulti alle vittime, c’è chi sceglie la via più difficile: quella della testimonianza. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, è entrato questa mattina a Gaza insieme al Patriarca greco-ortodosso Teofilo III. Un gesto che non è solo simbolico: è una dichiarazione di verità, di presenza, di coraggio cristiano.
Non servono discorsi quando si cammina tra le macerie, quando si incontrano i volti dei sopravvissuti, quando si stringono mani che hanno perso tutto. Il cardinale Pizzaballa ha voluto toccare con mano il dolore, ascoltare la sua gente, farsi prossimo. Ha portato con sé non solo le condoglianze della Chiesa, ma la solidarietà concreta: tonnellate di aiuti alimentari, kit medici, evacuazioni sanitarie. Non solo per i cristiani — che sono una minoranza decimata — ma per tutte le famiglie in difficoltà. È questo il Vangelo vissuto.
E in questo gesto si coglie anche una profonda scelta di campo. Sì, perché in un mondo in cui dire la verità su Gaza è diventato un atto sovversivo, in cui chi denuncia il genocidio viene zittito, delegittimato, isolato, Pizzaballa ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Il suo ingresso a Gaza è un “no” chiaro, inequivocabile, al cinismo politico, al silenzio ipocrita di tanti leader occidentali e, soprattutto, al regime israeliano guidato da Benjamin Netanyahu, che continua imperterrito a bombardare, assediare, affamare.
Questo è il ruolo che la Chiesa può e deve avere: stare con i poveri, i perseguitati, le vittime dell’ingiustizia. E quando il cardinale varca la soglia di Gaza, è come se lo stesso Papa Francesco fosse lì con lui, a ricordare al mondo che la fede, quando è autentica, non teme i carri armati né le rappresaglie.
Un grande uomo di Dio, Pizzaballa. Un vero pastore. Che oggi ha dimostrato che la Chiesa non è solo parole, ma anche coraggio, carne, presenza. Di fronte al dolore, ha scelto di esserci. E questo — in tempi bui come questi — è già un miracolo.
Come disse Gesù: «Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete accolto» (Mt 25,35).
Il cardinale non ha solo ricordato queste parole: le ha incarnate.















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