Blog di Raimondo Schiavone e amici

IL COLABRODO DI HORMUZ

C’è stato un tempo — neanche troppo lontano — in cui bastava una dichiarazione muscolare per far tremare uno stretto, deviare rotte commerciali, alzare i premi assicurativi e convincere il mondo che qualcuno stesse davvero tenendo il dito sul rubinetto del petrolio globale. Quel tempo, oggi, sembra essersi trasformato in una caricatura di sé stesso.
Lo Stretto di Hormuz, evocato a giorni alterni come epicentro della tensione planetaria, assomiglia sempre più a un colabrodo geopolitico: si annunciano blocchi, si promettono strette, si evocano scenari apocalittici… e poi, con una puntualità quasi offensiva, le petroliere passano. Soprattutto quelle cinesi.
Nel frattempo Donald Trump continua a produrre dichiarazioni come se fossero tweet d’epoca d’oro: toni alti, parole definitive, promesse granitiche. Peccato che, nel frattempo, la realtà si ostini a scorrere — letteralmente — nelle acque di Hormuz senza chiedere il permesso.
Il cortocircuito è evidente. Da un lato la narrazione: controllo, pressione, deterrenza. Dall’altro i fatti: traffico marittimo che prosegue, flussi energetici che non si interrompono, e soprattutto una Cina che osserva, calcola e attraversa lo stretto con la calma di chi sa che, al netto delle dichiarazioni, il sistema globale non può permettersi davvero di chiudere quel passaggio.
È qui che la distanza tra propaganda e realtà diventa quasi imbarazzante. Perché il problema non è tanto cosa si dice, ma quanto rapidamente ciò che si dice viene smentito dai movimenti delle navi, dai dati satellitari, dai numeri che scorrono silenziosi nei report delle compagnie di shipping.
E allora il “colabrodo” non è solo geografico. È politico. È comunicativo. È simbolico.
Trump parla ai suoi, ai MAGA, con la stessa grammatica di sempre: semplificazione, forza, promessa di dominio. Ma ogni petroliera che attraversa Hormuz senza incidenti diventa, di fatto, una piccola crepa in quella narrazione. Una smentita galleggiante.
Il punto, forse, non è nemmeno più la verità dei fatti. È la sostenibilità della narrazione. Perché si può reggere uno scontro, si può alimentare una tensione, si può perfino costruire un nemico permanente. Ma diventa più difficile sostenere tutto questo quando la realtà continua ostinatamente a ignorarti.
Così Hormuz diventa lo specchio di una stagione politica: si urla il controllo mentre il mondo passa altrove. Si promette il blocco mentre il traffico aumenta. Si racconta la forza mentre la percezione scivola via, come petrolio sull’acqua.
E alla fine resta una domanda, semplice quanto destabilizzante: quanto può durare una leadership che si fonda su annunci che il mondo reale smentisce, rotta dopo rotta?
Forse la risposta non arriverà da un vertice internazionale, né da un comunicato ufficiale. Arriverà — come già sta accadendo — da una nave che passa. Silenziosamente. Senza chiedere il permesso.
Raimondo Schiavone 

Ti sei perso qualcosa?

Iscriviti al servizio di newsletter

Ultimi articoli pubblicati

SCARICA L'APP L'ORA DI DEMOLIRE sul tuo cellulare

INSTALLA
×
PWA Add to Home Icon

Seleziona questa icona in alto a destra PWA Add to Home Banner e poi scegli l'opzione AGGIUNGI alla SCHERMATA HOME

×