CAGLIARI – Il tono è cupo, la penna affilata, lo sguardo severo. Mario Guerrini colpisce ancora. Il suo Osservatorio 6445 – di cui nessuno ha ancora scoperto le coordinate né la missione spaziale – lancia un nuovo anatema sulla Regione Sardegna, quella “macchina” che, secondo lui, “dovrebbe accendere i motori propulsivi”. Peccato che, come al solito, la sua analisi sembri più frutto di una notte insonne senza Tavor che di un serio ragionamento politico.
Il bersaglio? Il “Campo Largo”, governo regionale di centrosinistra che – udite udite – secondo Guerrini continua a muoversi “tra poltrone, poltroncine e poltroncette”. Una denuncia coraggiosa, certo, se non fosse che fino a ieri il nostro acuto osservatore poetava sul glorioso “governo del fare” del quinquennio sardista-salviniano, quando ogni assessore aveva lo staff, l’autista, il ghostwriter e – con tutta probabilità – anche un cuoco personale diplomato alla Scuola Alberghiera di Arcore.
Ma oggi Guerrini cambia registro. E allora ci chiediamo: sarà mica che la paghetta settimanale non è arrivata in tempo? O magari che le pastiglie – quelle con cui si gestisce l’umore nei giorni pari – siano finite con la tessera sanitaria ancora bloccata?
A volerla dire tutta, il suo sdegno sembra più la reazione di uno a cui non hanno rinnovato il badge per entrare in Viale Trento. Parla di “castelli di dominio”, di “amici” e persino di “massoneria”. Parole gravi. Importantissime. Talmente importanti che uno si aspetterebbe la richiesta di una commissione d’inchiesta parlamentare. E invece niente. Nessun esposto. Solo un post su Facebook e un “Osservatorio” che ormai osserva solo se stesso.
L’ironia della sorte è che mentre lui si straccia le vesti – rigorosamente di lino blu massonico – nessuno nel “carrozzone” si volta più. Perché il carrozzone, quello vero, è andato avanti da tempo. Magari zoppicando, inciampando, ma cammina. Guerrini invece è rimasto lì, all’edicola sotto casa, a chiedere se c’è un nuovo numero del Sistema Solinas Magazine, con in copertina il suo sogno erotico ricorrente: un assessorato con vista mare e senza bisogno di concorso.
In attesa che qualcuno gli risponda, gli consigliamo una cosa: controlli bene la scadenza delle pillole. Perché quando cominci a scrivere che “l’esito delle urne è inutile” e “tutti sono al potere solo per il potere”, rischi di fare la fine di certi profeti del bar dello sport: grandi diagnosi, zero soluzioni e un conto da pagare al bancone.
E allora, caro Mario, forza. Se non riesci più a trovare le poltrone, almeno cerca un divano. Ma comodo. Con lo schienale alto. Perché quando arriva la nostalgia delle nomine e delle deleghe, solo il divano ti capisce davvero.















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