Blog di Raimondo Schiavone e amici

Il buongiorno che non fa rumore

Ho la fortuna – e non è una frase fatta – di avere il mio ufficio in uno dei posti più belli di Cagliari. Alberi, luce buona, quell’aria sospesa che la città sa regalare quando si prende il tempo di respirare. Ma la bellezza di un luogo non è mai solo estetica. È fatta di persone. Di gesti. Di presenze silenziose che rendono ordinario ciò che ordinario non è.
Ogni mattina, prima ancora che il traffico prenda possesso delle strade e che le agende inizino a correre più veloci del tempo, ci sono loro. I signori che raccolgono foglie, che spazzano, che rimettono a posto quello che la notte ha lasciato in giro. Foglie, sì. Ma anche bottiglie, bicchieri, piccoli segni di una maleducazione distratta che non ha cattiveria, solo superficialità.
La sera qualche ragazzino fa rumore, lascia tracce. Fa parte della vita, della città che vive e si contraddice. Ma il punto oggi non sono loro. Il punto sono quegli uomini che la mattina ricuciono il tessuto urbano con gesti semplici e ripetuti. Senza retorica. Senza applausi.
Ho iniziato a salutarli quasi per istinto. Un “buongiorno” detto passando, senza pensarci troppo. All’inizio li vedevo sorpresi. Come se quel gesto fosse fuori contesto, una variabile imprevista nella routine. La gente passa veloce, guarda il telefono, pensa al lavoro, agli appuntamenti, alle scadenze. Pochi si fermano, anche solo con lo sguardo.
Col tempo quel saluto è diventato un rito minimo. Un piccolo patto non scritto. Oggi sono quasi abituati, ma non del tutto. Perché il sorriso che restituiscono non è mai automatico. È un sorriso vero, caldo, contagioso. Uno di quelli che non fanno rumore ma cambiano la temperatura della giornata.
È una forma di dialogo semi verbale. Non servono parole, bastano occhi che si incrociano, un cenno del capo, quella frazione di secondo in cui due sconosciuti si riconoscono reciprocamente come persone. Non ruoli, non funzioni. Persone.
E mi accorgo che quella semplicità ha una forza enorme. Perché mentre loro sistemano la strada, in qualche modo sistemano anche l’umore di chi passa. Rimettono ordine non solo nello spazio, ma anche dentro chi osserva. Quel gesto quotidiano di cura è una forma di bellezza civile, una gentilezza diffusa che spesso non vediamo perché è sempre lì.
Io invece la vedo. E la sento. E ogni mattina, quando arrivo in ufficio, uno dei momenti più belli della giornata è proprio quel saluto. Quel sorriso scambiato tra chi prepara la città e chi la attraversa. Un gesto piccolo, ma capace di scaldare il cuore più di tante parole.
Forse dovremmo ricordarcelo più spesso: la città non è fatta solo di palazzi, di progetti, di idee. È fatta di mani che lavorano in silenzio e di sguardi che meritano di essere incontrati.
A loro, a quei signori che ci regalano strade più pulite e mattine più umane, va il mio grazie sincero. Un grazie semplice, come un buongiorno detto con il cuore.
Raimondo Schiavone 

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