Blog di Raimondo Schiavone e amici

I buffetti a Netanyahu, i maestri del nulla e lo specchio dell’ipocrisia

C’è qualcosa di irresistibilmente ridicolo nella postura della politica italiana quando si tratta di Benjamin Netanyahu. Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini si esercitano in una disciplina tutta nazionale: la bacchettata senza conseguenze. Due parole, un sopracciglio alzato, il tono grave. Poi tutti a casa. Missione compiuta.
Nel frattempo, però, succede che al cardinale Pierbattista Pizzaballa venga impedito di raggiungere il Santo Sepolcro. Non un episodio marginale, non una svista burocratica. Un segnale preciso, pesante, simbolico. Eppure anche qui: indignazione a bassa intensità. Il minimo sindacale per non sembrare completamente assenti.
Poi entrano in scena i veri artisti del racconto. Maurizio Belpietro su La Verità e Mario Sechi su Il Giornale – due firme che ormai sembrano impegnate più a costruire alibi che a raccontare la realtà – si affannano a spiegare che tutto questo “serve solo a far parlare i pro Palestina”. Una tesi che sfiora il capolavoro comico.
Perché a questo punto il gioco è chiaro: non esistono più i fatti, esistono solo le reazioni ai fatti. I bambini morti a Gaza? Non contano. I giornalisti uccisi? Rumore di fondo. Persino un soldato UNIFIL colpito diventa un dettaglio fastidioso. Tutto viene ridotto a pretesto narrativo. Non tragedie, ma “occasioni di propaganda”.
E quando la realtà diventa troppo ingombrante, ecco il colpo di genio: la lezione di storia e religione. Cristo era ebreo, pregava nelle sinagoghe. Verissimo. Ma stranamente, nella foga didascalica, ci si dimentica sempre un passaggio fondamentale: Gesù Cristo fu anche crocifisso. E non da un algoritmo, non da un’opinione, ma da uomini in carne e ossa dentro un contesto di potere, paura e convenienza. Esattamente quelle dinamiche che oggi si preferisce non vedere.
La sensazione è che si sia superato un limite. Non tanto politico – quello è stato abbondantemente travolto – ma morale. Si può difendere una posizione, certo. Si può persino sbagliare. Ma qui siamo oltre: siamo alla costruzione sistematica di una realtà parallela dove ogni cosa, anche la morte, diventa funzionale a una narrazione.
E allora la domanda resta, inchiodata lì, senza possibilità di fuga: quando Maurizio Belpietro e Mario Sechi tornano a casa la sera, cosa vedono allo specchio?
Perché tolta la retorica, tolti i giochi di parole, tolte le acrobazie editoriali, resta solo quello: il riflesso di una scelta. E certe scelte, prima o poi, presentano il conto.
Raimondo Schiavone 

Ti sei perso qualcosa?

Iscriviti al servizio di newsletter

Ultimi articoli pubblicati

SCARICA L'APP L'ORA DI DEMOLIRE sul tuo cellulare

INSTALLA
×
PWA Add to Home Icon

Seleziona questa icona in alto a destra PWA Add to Home Banner e poi scegli l'opzione AGGIUNGI alla SCHERMATA HOME

×