Blog di Raimondo Schiavone e amici

Gringos: il Paese della Guerra che bombarda il Venezuela e calpesta il mondo

Nella notte, mentre gran parte del pianeta dormiva, i gringos hanno fatto quello che sanno fare meglio da decenni: portare la guerra. Le esplosioni su Caracas non sono solo il rumore delle bombe, ma il suono sordo di un ordine internazionale che crolla sotto i colpi dell’arroganza imperiale. L’attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela non è un episodio isolato, non è un errore, non è una “operazione mirata”: è l’ennesimo atto di una guerra coloniale moderna, condotta da una potenza che non tollera l’esistenza di Stati sovrani non allineati.
Washington si conferma per quello che è: il Paese della guerra permanente, il Paese che vive di conflitti, che alimenta il proprio sistema politico, industriale e finanziario con il sangue altrui. Quando l’economia scricchiola, quando il consenso interno vacilla, quando l’impero mostra crepe, la risposta è sempre la stessa: un nuovo fronte, un nuovo nemico, un nuovo bombardamento. Oggi il Venezuela, domani qualcun altro. Non importa chi, purché sia più debole e colpevole di non obbedire.
Non esiste alcuna giustificazione giuridica, politica o morale a quanto accaduto. L’attacco viola in modo plateale la sovranità di uno Stato riconosciuto, infrange ogni principio di convivenza tra le nazioni e rappresenta una lesione gravissima dello Statuto delle Nazioni Unite. Nessuna risoluzione, nessun mandato, nessuna legittimazione internazionale. Solo la forza bruta, esercitata come nel peggior Ottocento coloniale, quando le potenze decidevano chi poteva governare e chi doveva essere rovesciato.
I gringos parlano di democrazia mentre sganciano bombe. Parlano di diritti umani mentre li cancellano con i missili. Parlano di legalità internazionale mentre la trattano come un fastidio burocratico da aggirare. È l’ipocrisia elevata a sistema. È la menzogna trasformata in dottrina di politica estera. È l’idea che il mondo sia una scacchiera e i popoli semplici pedine sacrificabili.
Il Venezuela viene colpito perché resiste. Perché non si piega. Perché non accetta di essere una colonia energetica, politica e finanziaria. E allora diventa “regime”, “minaccia”, “problema da risolvere”. È lo stesso schema visto in Iraq, in Libia, in Siria, in Afghanistan. Ogni volta il pretesto cambia, il risultato no: Stati distrutti, società frantumate, milioni di morti e profughi. Questo è il vero bilancio dell’imperialismo statunitense.
E mentre le bombe cadono, il silenzio dell’Occidente cosiddetto democratico è assordante. Governi europei muti o balbettanti, istituzioni paralizzate, media allineati che parlano di “tensioni” invece di chiamare le cose con il loro nome: aggressione militare illegale. Chi tace oggi è complice. Chi giustifica oggi si assume una responsabilità storica.
Questo non è solo un attacco al Venezuela. È un attacco all’idea stessa che le nazioni possano essere libere e sovrane. È un messaggio lanciato al mondo intero: o obbedisci, o vieni bombardato. È la logica del ricatto globale, esercitata da un Paese che si comporta sempre più come un impero fuori controllo, incapace di accettare un mondo multipolare.
Il mondo libero, quello vero, non quello raccontato nei comunicati del Dipartimento di Stato, deve ribellarsi. Deve dire basta ai gringos che seminano guerra in nome della pace, morte in nome della democrazia, caos in nome dell’ordine. Perché se passa il principio che un solo Paese può decidere chi ha diritto di esistere e chi no, allora nessuno è al sicuro.
Oggi è Caracas sotto le bombe. Domani potrebbe essere qualsiasi capitale non allineata. E allora sarà fin troppo chiaro che il problema non sono i governi colpiti, ma i gringos che continuano a credersi padroni del mondo.
Raimondo Schiavone 

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