Blog di Raimondo Schiavone e amici

Georges Abdallah, il prigioniero più longevo d’Europa torna in Libano: la Resistenza lo accoglie come un eroe

Dopo 41 anni trascorsi in un carcere francese, Georges Ibrahim Abdallah è finalmente tornato in patria. All’aeroporto internazionale di Beirut, ad attenderlo c’era una folla immensa, composta da attivisti, militanti, familiari, e membri della Resistenza, venuti a rendergli omaggio come a un eroe nazionale. Tra canti, bandiere del Libano e della Palestina, e cori inneggianti alla Resistenza, Abdallah ha pronunciato un breve ma incisivo messaggio: “Un saluto alla Resistenza, al leader martire Hassan Nasrallah e a Al Mayadeen.”

Cristiano maronita, nato nel nord del Libano nel 1951, Georges Abdallah è stato una delle figure più controverse e al contempo iconiche della militanza rivoluzionaria nel Medio Oriente. Ex membro del Partito Sociale Nazionalista Siriano (SSNP), aderì in seguito al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), maturando una visione panaraba, antimperialista e antisionista. Fondò in seguito le Fazioni Armate Rivoluzionarie Libanesi (LARF), un gruppo militante legato a numerosi attacchi contro interessi statunitensi e israeliani in Europa.

Nel 1984, Abdallah fu arrestato a Lione, in Francia, in possesso di documenti falsi. Successivamente, fu accusato e condannato per l’assassinio dell’ufficiale dell’esercito americano Charles Robert Ray e del diplomatico israeliano Yacov Barsimantov, entrambi uccisi a Parigi nei primi anni '80. La condanna all’ergastolo arrivò nel 1987. Eppure, fin dal 1999, Abdallah era tecnicamente idoneo alla libertà condizionale, e nel corso degli anni più volte i giudici francesi hanno dato parere favorevole alla scarcerazione, regolarmente bloccata per intervento diretto del governo francese, su pressione di Washington e Tel Aviv.

La sua lunga detenzione è diventata negli anni simbolo dell’ipocrisia dei sistemi giudiziari occidentali, spesso invocanti i diritti umani quando si tratta di dissidenti amici, ma spietati con chi si oppone concretamente all’imperialismo. Il suo caso ha scatenato una vasta mobilitazione internazionale, con comitati nati in Libano, Palestina, Francia, Italia, Grecia e America Latina, che ne hanno costantemente chiesto la liberazione.

Ora che Abdallah ha riabbracciato la sua terra, la sua figura ritorna al centro del dibattito. Il suo ritorno avviene mentre a pochi chilometri di distanza, a Gaza, migliaia di bambini palestinesi muoiono di fame, sotto embargo e bombe israeliane, nell’indifferenza complice di gran parte del mondo arabo. Lo ha denunciato lo stesso Abdallah in una frase che già fa il giro del mondo: “Bambini palestinesi muoiono di fame a pochi metri da 80 milioni di musulmani in Egitto. Una vergogna storica per le masse arabe, più che per i regimi.”

Il Libano lo accoglie da militante irriducibile, la Francia lo lascia andare come un ingombrante relitto del passato. Ma Georges Abdallah non è né passato né retorica. È un simbolo vivo della resistenza anticoloniale, un uomo che non ha mai chiesto perdono per le sue scelte, rivendicandole con lucidità politica, anche durante quattro decenni di isolamento carcerario.

Il suo ritorno risveglia antiche memorie e rinnova interrogativi brucianti: quanto pesa oggi la parola “giustizia” nei tribunali dell’Occidente? Quanto sono davvero libere le democrazie europee se un uomo viene trattenuto in carcere decenni oltre i termini legali solo perché "politicamente scomodo"?

Georges Ibrahim Abdallah, il prigioniero politico più longevo d’Europa, è tornato. E il suo silenzio rotto, dopo quarant’anni, suona più forte delle sirene delle bombe.

Raimondo Schiavone 

Ti sei perso qualcosa?

Iscriviti al servizio di newsletter

SCARICA L'APP L'ORA DI DEMOLIRE sul tuo cellulare

INSTALLA
×
PWA Add to Home Icon

Seleziona questa icona in alto a destra PWA Add to Home Banner e poi scegli l'opzione AGGIUNGI alla SCHERMATA HOME

×