Blog di Raimondo Schiavone e amici

Gattuso, da Ringhio a belato: il coraggio smarrito davanti al genocidio

Un tempo bastava guardarlo in faccia per capire che non arretrava di un millimetro: Gennaro Gattuso, “Ringhio”, il mastino del centrocampo, l’uomo che azzannava le caviglie degli avversari senza chiedere permesso. Oggi invece, lo stesso uomo, da allenatore della Nazionale, non ringhia più: bela.

Alla vigilia della partita contro Israele, aveva fatto trapelare un barlume di coscienza. “Sono un uomo di pace – aveva detto – fa male vedere civili e bambini che perdono la vita, ma noi facciamo un altro mestiere: dobbiamo giocare.” Parole normali, parole umane, che per un attimo hanno dato l’illusione che dentro il CT ci fosse ancora il ragazzo di Calabria, capace di dire le cose come stanno.

Poi, però, ecco la magia del sistema: una telefonata, un richiamo, un’occhiata storta dai piani alti… e “Ringhio” si trasforma in agnellino. “Sono stato frainteso – ha rettificato – parlavo solo di sfortuna calcistica, non di altro.” Una retromarcia così veloce che persino i suoi ex compagni di squadra faticherebbero a stargli dietro.

E allora la domanda è semplice: dove sono finite le palle? Perché se davanti a un genocidio in diretta mondiale, con bambini massacrati e intere famiglie annientate, riesci solo a dire “sono stato frainteso”, allora il soprannome “Ringhio” non ti appartiene più. Sei diventato un “belato”, l’ennesimo agnellino che si piega al volere dei padroni, succube di un sistema che non permette verità.

Gattuso non è il solo, certo. Ma la sua figura rende plastico il problema: se persino un uomo che ha fatto della grinta la sua identità cede davanti a Israele e al potere sionista che lo sostiene, allora non resta che l’amara certezza che il calcio – come la politica, come i media – è ormai totalmente addomesticato. Non si gioca con chi uccide i bambini, gridava lo striscione sotto casa sua. Ma lui, invece di ringhiare, ha abbassato la testa.

E così, da simbolo di coraggio, Gattuso si consegna al ridicolo. Ringhio è rimasto negli highlights di YouTube. Oggi resta solo un allenatore che ha smesso di mordere e ha imparato a belare. Davanti a un genocidio, non ha ringhiato: ha fatto l’agnello sacrificale.

Raimondo Schiavone 

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