Bravo Enzo Iacchetti. Finalmente qualcuno che dice pane al pane e stronzo allo stronzo, senza i giri di parole ipocriti da talk show. Non bastava la guerra in TV, i cadaveri a Gaza, i bambini dilaniati dalle bombe: adesso ci tocca pure sorbirci Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici d’Israele, che in diretta televisiva ha avuto il coraggio di dire a Iacchetti: “definisca il concetto di bambino”.
Ecco, siamo a questo punto. Davanti a migliaia di minori fatti a pezzi sotto i bombardamenti a Gaza, la risposta del rappresentante degli “amici di Israele” è una provocazione negazionista degna del peggior cinismo politico.
Lo diceva Gianfranco Funari tanti anni fa: se uno è stronzo, devi dirgli stronzo, perché se gli dici stupidino si fa delle illusioni. Non “poco sensibile”, non “sopra le righe”: stronzo. Punto. E Iacchetti, ospite a Carta Bianca, lo ha fatto con la naturalezza di chi ha capito che in certi casi il galateo non basta, e che la misura è colma.
Mizrahi, che oltre a negare le vittime di Gaza si permette pure di dare del “fascista” a Iacchetti, è il simbolo di quel negazionismo spudorato che pretende ancora oggi di giocare con le parole mentre i bambini muoiono davvero.
E allora sì, il minimo sindacale, il più educato dei trattamenti possibili, è chiamarlo col suo nome: stronzo. Perché la parola è dura, ma la realtà lo è di più.
La verità è che non servono più gli opinionisti con il ditino alzato, i sofisti che minimizzano le stragi, i falsi equilibristi del “ma anche”. Davanti a chi nega i morti, davanti a chi si rifugia nelle sofisticherie semantiche mentre le madri raccolgono i corpi dei loro figli, non c’è dialogo: c’è solo la necessità di gridargli addosso la parola giusta.
E Iacchetti l’ha fatto. Senza ipocrisia. Senza mezze misure. E in un’Italia fatta di volti compunti e linguaggi ovattati, è stato un raro momento di verità televisiva.
Meglio uno “stronzo” in diretta che mille menzogne dette in punta di forchetta.
Raimondo Schiavone















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