Blog di Raimondo Schiavone e amici

È rimasto accanto al suo popolo fino alla fine

Le notizie che circolano trovano conferma, non siamo davanti a un semplice “atto di forza”, ma a un precedente gravissimo nella storia contemporanea: il rapimento di un capo di Stato sovrano, Nicolás Maduro, da parte delle forze armate di un altro Paese. Un’operazione attribuita all’esercito statunitense, con il coinvolgimento diretto della Delta Force, che squarcia definitivamente il velo dell’ipocrisia occidentale.
La vicepresidente venezuelana ha chiesto ufficialmente agli Stati Uniti d’America prove di esistenza in vita del presidente Maduro. Una richiesta che, da sola, dice tutto: siamo entrati in una zona oscura della politica internazionale, dove il diritto viene sospeso e la forza bruta torna a essere linguaggio dominante.
Nel frattempo arriva la condanna netta di Russia, che parla senza ambiguità di “atto di aggressione armata contro la sovranità del Venezuela”. Parole pesanti, che riportano il mondo su un crinale pericolosissimo. Non è solo il Venezuela sotto attacco: è il principio stesso di sovranità degli Stati a essere calpestato.
Le dichiarazioni di Marco Rubio, che annuncia un processo negli Stati Uniti contro Maduro con accuse penali, completano il quadro. Non più diplomazia, non più mediazione, non più diritto internazionale. Solo la pretesa di stabilire chi governa e chi no, chi è legittimo e chi va catturato, giudicato, umiliato. È la giustizia del vincitore, applicata con l’arroganza dell’impero.
In queste ore drammatiche, una frase torna alla memoria di chi conosce la storia latinoamericana recente. È la voce di Hugo Chávez, il comandante, l’uomo che ha restituito dignità politica a un popolo troppo a lungo trattato come colonia:
“Yankee de mierda”.
Non come insulto fine a se stesso, ma come grido di ribellione contro l’ingerenza, contro l’arroganza, contro l’idea che l’America Latina debba obbedire o essere punita.
Maduro, con tutti i limiti, le contraddizioni, gli errori che ogni governo può avere, è rimasto accanto al suo popolo fino alla fine. Non è fuggito, non ha cercato rifugi dorati, non ha abbandonato Caracas. È questo, più di tutto, che non viene perdonato: l’aver resistito. L’aver detto no. L’aver incarnato, nel bene e nel male, la continuità di un progetto di indipendenza.
Questo non è un articolo “per Maduro”.
È un articolo per un Venezuela libero, per il diritto di un popolo a decidere il proprio destino senza marines, senza commandos, senza tribunali stranieri. È un articolo contro l’idea che la forza possa sostituire il consenso, che i rapimenti possano diventare strumenti di politica estera, che l’Occidente possa ergersi a giudice universale mentre viola le regole che dice di difendere.
Oggi il Venezuela.
Domani chiunque osi sottrarsi all’ordine imposto.
Chi tace oggi, domani non potrà dire di non aver capito.
La storia, come sempre, presenta il conto. E non fa sconti a nessuno.
Raimondo Schiavone 

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