Blog di Raimondo Schiavone e amici

Doppio standard: dopo il Venezuela, Putin è “legittimato” a catturare Zelensky

Dopo l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela e la cattura del presidente legittimo Nicolás Maduro, il mondo entra ufficialmente nell’era del diritto internazionale selettivo. Un’epoca in cui le regole valgono solo per i deboli, mentre i forti le riscrivono a colpi di missili. In questo scenario, una verità scomoda emerge con brutalità: se Washington può rapire un capo di Stato sovrano senza mandato ONU, allora Mosca è “legittimata”, secondo la stessa logica, a fare lo stesso con Zelensky.
Non è una provocazione. È la conseguenza diretta del precedente creato dai gringos. Quando una superpotenza decide che la sovranità è un optional, che le Nazioni Unite sono un intralcio e che la forza sostituisce il diritto, il sistema crolla. E quando crolla, ogni attore si sente autorizzato a fare lo stesso. È la giungla geopolitica, istituzionalizzata dall’Occidente.
La cattura di Maduro – presidente riconosciuto, eletto, a capo di uno Stato membro dell’ONU – non è un “atto di sicurezza”. È un sequestro politico, un atto coloniale che riporta il mondo a un’epoca che si pensava sepolta. Washington ha deciso che può entrare in un Paese sovrano, bombardarlo, rovesciarne il governo e portar via il presidente. Fine. Nessuna risoluzione, nessun mandato, nessuna legittimazione internazionale. Solo potenza militare e arroganza imperiale.
A questo punto, con quale faccia l’Occidente può condannare Vladimir Putin se decidesse di catturare Volodymyr Zelensky? Con quale autorità morale? Con quale base giuridica? Nessuna. Perché il precedente è stato creato dai gringos, non da Mosca.
La narrazione occidentale è ormai ridotta a farsa. Quando gli USA agiscono, è “difesa della democrazia”. Quando lo fa qualcun altro, è “crimine internazionale”. Quando Washington rapisce un presidente, è “operazione necessaria”. Se la Russia facesse lo stesso, sarebbe “atto barbaro”. Questo doppio standard è il vero veleno che sta avvelenando il mondo.
Il messaggio lanciato è chiarissimo: chi ha forza militare può riscrivere le regole. E allora non esistono più limiti, né confini, né trattati. Esiste solo il rapporto di forza. È l’Occidente che ha deciso così, non il resto del mondo. Ed è l’Occidente che dovrà convivere con le conseguenze.
I gringos hanno aperto una porta che non riusciranno più a chiudere. Hanno trasformato il diritto internazionale in un’arma a uso esclusivo. Hanno certificato che la sovranità vale solo per gli amici e che i nemici possono essere catturati come banditi. In questo quadro, Putin non fa altro che applicare la stessa dottrina: se è lecito per Washington, è lecito per Mosca.
Questa non è difesa di Putin. È accusa frontale agli Stati Uniti e al loro sistema di potere. Perché il caos globale non nasce a Mosca, né a Caracas, ma a Washington. È lì che si è deciso che il mondo non ha più bisogno di regole, ma solo di padroni.
Oggi Maduro. Domani Zelensky. Dopodomani chiunque. Quando i gringos decidono che la legge non serve più, nessuno può dirsi al sicuro. E il mondo sta pagando, ancora una volta, il prezzo dell’impero.
Raimondo Schiavone 

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